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venerdì 17 febbraio 2012

Ultimi pensieri di un robot (da Per una strada, sbc edizioni, 2009)

Blade Runner è uno di quei film che ho iniziato ad apprezzare con il tempo, tanto da arrivare a metterlo nella mia top five personale.
È il capolavoro di Ridley Scott ed uno dei migliori sci-fi che siano mai stati girati; l’epica scena della morte di Roy mi ha sempre affascinato, chi non ricorda le sue ultime parole!
«Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
 e ho visto i raggi “b” balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…
 e tutti quei… momenti andranno perduti nel tempo…
Come… lacrime… nella pioggia…
 è tempo… di morire…».
Roy Betty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.
C’è un libro da cui è tratta l’ambientazione del film, ma non la trama; in questo caso Ridley Scott è andato oltre il libro, è uno di quei rari casi in cui è meglio il film del libro, infatti, è una delle opere minori di Philip K. Dick, il titolo letterale dall’originale inglese è Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradotto più liberamente con Il cacciatore di androidi.
Cito da wikipedia: “Lo scrittore morì poco prima dell’uscita del film, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione. Inizialmente molto scettico sull’intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori del film, che non a caso è dedicato alla sua memoria. In particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l’ambientazione del romanzo”.
Ispirata alla morte di Roy, nel 1995 ho scritto questa poesia, pubblicata nel marzo 2009, nella mia raccolta Per una strada.

Ultimi pensieri di un robot (27/6/1995)

O umano mondo avverso,
ch’io mi ribellai,
a ché continuare a lottare?
Il mio sogno elettrico
è morto per sempre.

(Dalla mia raccolta: Per una strada, pag. 71, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)

Foto dal film Blade Runner (1982) di Ridley Scott. Pubblicata a fini esclusivamente culturali e non commerciali. I diritti (Copyright ®) sono riservati ai legittimi proprietari.

Potrete leggerla anche sui seguenti siti:


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Per una strada by Emanuele Marcuccio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.joetiziano.it.

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venerdì 10 febbraio 2012

Vi presento Blog Letteratura, diretto da Lorenzo Spurio

Un blog di letteratura e cultura, diretto dalla scrittore e giovane critico letterario, Lorenzo Spurio, nonché curatore della prefazione al mio dramma d'Islanda (di prossima pubblicazione).
Recensioni, prefazioni, interviste, note, tutto rigorosamente gratis per i vostri libri!
"L’idea di questo blog è quella di analizzare alcuni aspetti di alcune opere letterarie, parlare delle rispettive realizzazioni filmiche, dare un giudizio e delle considerazioni personali su alcune opere e saggi della letteratura italiana e straniera e su alcune questioni culturali oggetto d’interesse dell’attualità" (Dalla presentazione del blog, di Lorenzo Spurio).
E qui potrete leggermi sul blog, buona lettura e sosteniamo questo blog, anche con una libera donazione.

Per contatti o collaborazioni: 


giovedì 9 febbraio 2012

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Vi segnalo a breve l'uscita del libro di Lorenzo Spurio Ritorno ad Ancona e altre storie, scritto assieme alla scrittrice fiorentina Sandra Carresi ed edito da Lettere Animate diretta da Roberto Incagnoli.
Lorenzo Spurio, scrittore e giovane critico letterario, nonché curatore della prefazione al mio dramma d'Islanda (di prossima pubblicazione).

sabato 21 gennaio 2012

I Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi"

I Concorso Nazionale di Poesia 

“L’arte in versi”

 

BLOG LETTERATURA E CULTURA
RIVISTA EUTERPE
RIVISTA SEGRETI DI PULCINELLA
BLOG INTINGENDO D’INCHIOSTRO
LETTERE ANIMATE EDIZIONI
Organizzano il
I Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi”
Edizione 2012
BANDO DI PARTECIPAZIONE:
Continua a leggere qui...

lunedì 29 agosto 2011

Prima recensione, a cura del critico letterario Luciano Domenighini al mio "Per una strada", sbc edizioni, 2009

"Per una strada"

La raccolta di poesie "Per una strada" di Emanuele Marcuccio, raccoglie il meglio della sua produzione poetica dal 1990 al 2006. In un arco di tempo così lungo è ravvisabile una evoluzione, soprattutto formale, nel senso della acquisizione di un linguaggio poetico più originale.

Lo stile:
Le poesie di Marcuccio, specie quelle dei primi anni, hanno uno stile composito, con vaghi richiami stilnovistici, epico-rinascimentali, neoclassici, leopardiani. Questo eclettismo, però, è privo di ostentazione; le citazioni e i modi sono sfiorati con leggerezza. Vale la pena, ad esempio, di osservare come il poeta ricorra, e frequentemente, all'elisione. Solitamente, l'elisione è motivata da urgenze metriche, mentre in Marcuccio il suo uso è assolutamente gratuito è un vezzo, una scelta fonetica puramente ornativa.

Le figure retoriche:
La poesia di Marcuccio, avendo, come detto, carattere eclettico ha una certa ricchezza di figure retoriche, anche se prevalgono nettamente figure di soppressione-sottrazione (ellissi, zeugma), o di soppressione-accumulazione (asindeto) oppure di accumulazione, specie quelle reiterative (anafora, epistrofe, paronomasia). Lo schema più frequente è il vocativo, seguito da asindeti o polisindeti multipli, pure associazioni di parole ad effetto "impressionista" in senso descrittivo o elegiaco. Le sequenze in asindeto, hanno effetto subentrante-perfettivo e sono composte da sostantivi, sostantivo-aggettivo, aggettivi o sequenze di verbi transitivi e intransitivi come nel bellissimo "vedi, vive, canta, sussurra." L'impiego di queste figure di accumulazione può avere, come detto, effetto variante-specificante o descrittivo oppure più squisitamente oratorio-enfatizzante, realizzando una "gradatio" emotiva, un vero e proprio climax.

La metrica:
È un poetare libero, polimorfo, ma senza urgenze o scrupoli di ordine metrico. In qualche modo è un poetare istintivo, d'ispirazione, di prima mano. Anche quando l'eloquio poetico si coagula in distici, terzine o persino tetrastici riconoscibili e strutturati in rime o assonanze o paromeosi, sovente il computo delle sillabe, cresce o difetta e la disposizione degli accenti è disritmica. Il tentativo di rima dantesca ("Amor") è sostanzialmente fallito. Altre volte invece il verso è di eccellente struttura metrica (cfr. gli endecasillabi "dolce mi viene all'anima, /cantando" oppure "dell'universo immenso meraviglia"). Ma ciò, quando avviene, avviene per caso, o meglio non avviene intenzionalmente quasi che il poeta seguisse unicamente una sua musicalità del momento.

I contenuti:
Accanto alle numerose composizioni, di impronta prevalentemente moralistica, dedicate a personaggi storici o letterari (notevoli i quattro "omaggi" a Garcia Lorca) i temi prediletti da Marcuccio sono quello paesaggistico-descrittivo, quello amoroso e la poesia civile. Riguardo a quest'ultima merita di essere menzionata "Urlo", dedicata alla tragica fine del giudice Falcone. Con toni rutilanti, epici e tribunizi, il poeta si abbandona sdegnato a una denuncia-condanna senza appello, ricorrendo a un'enfasi tragica quasi omerica, eppure mantenendo, nel messaggio, una chiarezza lampante e inequivocabile.
 
Conclusioni:
Nella pressoché assoluta libertà di impiego di moduli stilistici e soluzioni lessicali, nel lasciarsi guidare dall'ispirazione e dallo spontaneo sgorgare della parola poetica; nel tendere l'orecchio insomma alla musicalità del verso come spontaneamente gli proviene dal cuore e dalla mente, e nel saperla tradurre in versi limpidi e carichi di emozione, sta la caratteristica principale di questo poeta, per conoscere il quale la raccolta "Per una strada", opera prima, pur nella sua varietà stilistica e nella inevitabile impronta esperitiva, rappresenta una fonte preziosa ed esauriente.

Luciano Domenighini

Edita in "L’arrivista. Quaderni democratici" (anno I, Nr. 3), Villasanta (MB), Limina Mentis Editore, 2011, p. 126.


sabato 27 agosto 2011

Introduzione alla poesia

Il termine “poesia” è una parola che deriva dal verbo greco “ποιέω” (poiéo), che significa “faccio”, “costruisco”, quindi, il poeta è colui che fa, costruisce (con le parole).
Ma come è nata la poesia?
Come nasce nell’uomo il bisogno di poesia e quindi di fare poesia?
A mio modesto parere, la poesia nasce per un bisogno intimo di celebrare, di cantare costruendo con le parole, infatti, il primo componimento poetico della letteratura italiana è il Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi (XIII sec. d. C.), in questa poesia, in questo cantico il poverello di Assisi celebra, loda Dio attraverso tutte le sue creature.

Ma, andiamo a monte, come nasce la poesia in genere, almeno la poesia occidentale?
Le prime testimonianze di poesia nella letteratura greca ci arrivano dai poemi omerici (Iliade e Odissea), risalenti a ca. un millennio prima della nascita di Cristo, dapprima tramandati oralmente attraverso gli aedi e i rapsodi, cioè i trovatori, i cantastorie del tempo e, in seguito, trascritti, anzi si pensa che, l’alfabeto greco sia stato inventato proprio per trascrivere i poemi omerici, di questo autore Omero che, è probabile non sia mai esistito ma, sia il risultato di una collezione di autori anonimi e proprio per questo è nata la cosiddetta “questione omerica” che è ancora ben lungi dall’essere risolta.

L’Iliade, con le sue migliaia di versi, vuole celebrare, in particolare, gli ultimi cinquantuno giorni della decennale guerra di Troia e i suoi signori, vuole anche cantare i sentimenti più profondi dei protagonisti.
Mentre, l’Odissea vuole celebrare il periglioso viaggio di ritorno di Odisseo (Ulisse), leggendario re dell’isola di Itaca, dopo la caduta di Troia, in particolare gli ultimi 38-40 giorni escludendo i racconti di flash-back. Nel suo significato profondo, penso voglia celebrare la lotta dell'uomo con se stesso per poter vincere i fantasmi della guerra che lo attanagliano e per poter finalmente ritornare a casa ritrovando la pace dopo un’ultima lotta.

A differenza dell’Iliade, nell’Odissea abbiamo una celebrazione, un canto più intimo, quello del cuore umano, che combatte con se stesso ed è continuamente messo alla prova sopportando tutto con pazienza e agendo con astuzia.
Quindi, l’intento della poesia è sempre quello di celebrare, costruendo un’architettura di parole nei più vari registri, dai più intimistici e introspettivi ai più altisonanti.

Cosicché, se la poesia fa parte del nostro essere, anche noi possiamo celebrare, in questo caso è più corretto dire “cantare”, i più intimi sentimenti, le nostre emozioni; possiamo celebrare anche cose astratte ma che nascondono in sé cose umanissime ricorrendo al concetto poetico del correlativo oggettivo, diffusissimo nella poesia moderna ed elaborato dal poeta statunitense e naturalizzato inglese T. S. Eliot (1888-1965) nel 1919, di modo ché, anche i concetti e i sentimenti più astratti vengono correlati in oggetti ben definiti e concreti. Eliot dichiarò che il correlativo oggettivo è “una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad un’esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione”.
Nella poesia italiana questo concetto troverà la sua più alta espressione nella poetica di Eugenio Montale (1896-1981), che utilizzò un correlativo oggettivo per intitolare una sua raccolta Ossi di seppia; infatti, tutti gli elementi della natura possono essere messi in correlazione a condizioni spirituali e morali.

Possiamo celebrare un personaggio storico, un letterato, un accadimento contemporaneo, un personaggio letterario o un suo episodio, in una parola “tutto”. Ogni poesia, però, dovrà scaturire dall’ispirazione, da quella scintilla creativa che ci fa prendere la penna in mano e ci fa scrivere quello che il cuore detta. Perché la poesia sia vera e sincera deve esserci questa scintilla iniziale, dopodiché possiamo scrivere di getto, in maniera spontanea o, fare un lavoro di lima ricercando la rima più adatta o la parola, o il suono e starci tutto il tempo che ci è necessario. In caso contrario, diventerebbe solo qualcosa di artificioso che non è espressione dei nostri sentimenti; come scrivo in un mio aforisma: “La poesia non è puro artificio, non è sterile costruzione ma piacere per gli occhi e per il cuore, qualcosa che ci meraviglia e ci colma d'interesse, che ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo nostro inquieto nocchiero che è il nostro cuore”.
E in un altro: “Il poeta sogna, si emoziona, si meraviglia; in caso contrario, tutto sarebbe puro artificio, sterile e fredda creazione, come voler scrivere su di un foglio di vetro”.

Questo, nella sua essenza, è in definitiva la poesia: un canto dell’anima, un canto senza l’ausilio di strumenti musicali, la musica è data dalle parole (con o senza rima) che cercano di esprimere quello che l’anima detta, che è sempre un cercare di esprimere, come ci insegna Ungaretti in una famosa intervista televisiva del 1961, non potremmo mai arrivare all’espressione compiuta della propria anima.

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sabato 13 agosto 2011

La mia poetica

Immagine da: http://www.stemlermihaly.hu/userfiles/image/ars-poetica.jpg
Scrivo poesie dal 1990 (per essere precisi, fin dal 1989 ho iniziato con dei primi esercizi di poesie, che non sono da pubblicare e non pubblicherò mai), nell’agosto del 2000 ne sono state pubblicate 22 presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico Spiragli ’47, nel marzo 2009 è uscita la mia raccolta di poesie, che ho intitolato Per una strada.
Non scrivo in rima per scelta, per me questa blocca o vincola l’ispirazione poetica, finora, su 131 poesie, ho scritto solo tre poesie interamente in rima e in rima libera. In altre poesie, se la rima raramente è presente, è solo spontanea.
La metrica e la rima sono solo due dei mezzi, non necessari, per pervenire alla forma della poesia.
La rima libera non spontanea l’ho utilizzata soltanto in una poesia e per puro sperimentalismo stilistico.

Nella mia poetica ci sono tre punti fermi: la spontaneità, la musicalità, la  scorrevolezza, la fluidità del verso.
Il mio ideale poetico si esprime nell’essere semplice ed allo stesso tempo profondo e, penso che sia cosa piuttosto difficile non utilizzando la rima. Cerco anche la musicalità del verso, cosa oltremodo difficile, se non si scrive in rima.
Quando uso dei termini un po’ antiquati, degli arcaismi, lo faccio unicamente per la loro insita musicalità, non perché io voglia servirmi di un linguaggio anacronistico. Nelle mie poesie alcune volte uso delle parole tronche (delle apocopi) come “cuor, cor, duol, dolor”, altre volte non le uso; di conseguenza, ogni mio verso, ogni mia parola non sono messi a caso, ma seguono un fine musicale, sono messi lì, proprio per una maggiore scorrevolezza nel ritmo. Ad esempio, nella poesia “Indifferenza” uso sia “duol”, sia “dolor” e, nella poesia “Là, dove il mare...”, il ritmo si alza e si abbassa, quasi ad imitare il flusso delle onde del mare, e quelle parole tronche (quelle apocopi) non le ho messe a caso, ma per mantenere questo ritmo e quel particolare suono.

Seguo una struttura su due fasi fin dal 1990: la prima fase è quella che io chiamo “il primo fuoco dell’ispirazione”, che può giungere in qualsiasi momento con l’affiorare alla mente dei primi versi; quindi, mi metto subito a scrivere in brutta copia su di un qualsiasi foglio o pezzo di carta (pensate che il grande poeta Giuseppe Ungaretti appuntava le sue poesia anche in trincea utilizzando la carta che avvolgeva le cartucce) e, mentre scrivo, penso i successivi versi da mettere sulla carta. La seconda ed ultima fase si riferisce alla ricopiatura in bella copia con i vari aggiustamenti grammaticali e retorici, aggiungendo a volte, anche dei nuovi versi o parole. In seguito, durante la correzione di bozze e in previsione della pubblicazione, potrei operare dei piccoli cambiamenti variando la posizione delle parole, sostituendo qualche parola, la disposizione dei versi, a volte anche gli “a capo” perché, quello che cerco, oltre alla freschezza della spontaneità, che è la prima cosa, è la fluidità e la musicalità del verso che cerco, senza quasi mai usare la rima, servendomi di giochi fonetici delle consonanti e coloristici delle vocali giungendo in alcune poesie alla metrica spontanea (come ha notato, nella prima recensione al mio libro e, successivamente, nel breve saggio critico, un critico letterario), senza mai stravolgere il senso e l’ispirazione primigenia della poesia. Metrica spontanea nel senso di lassa e non di strofa, che non potrà mai essere spontanea.
E, volendo essere più preciso, da ca. due anni, dopo aver appuntato la poesia su un foglio di carta, non la ricopio subito sul quaderno, ma faccio passare anche una settimana mettendo il foglio in mezzo al quaderno, come se volessi farla "decantare", anche se sono astemio.

Diverso è stato il caso della mia unica poesia scritta in rima non spontanea, in cui dapprima è arrivato il primo fuoco dell’ispirazione con i primi due o tre versi, successivamente mi sono dedicato alla ricerca della rima, unita al tipo particolare di rima (forse la più difficile, quella incatenata ma senza usare la metrica, quindi, rima assolutamente libera e non canonica), alla proprietà di linguaggio (quello dell’italiano antico, precisamente il volgare trecentesco di ascendenza stilnovista) con l’applicazione delle figure retoriche più adatte.
Come vedete, in questo caso ci sono state tre fasi, e mi meraviglio che mi siano bastati soltanto due giorni; l’ho scritta mentre mi preparavo agli esami di maturità classica e vocaboli danteschi frullavano impazziti nella mia testa, bisognava farli uscire, come per un bisogno fisiologico.

Uso le figure retoriche e cerco di usarle in maniera spontanea, ho usato anche lo zeugma, che usa molto Dante. La figura retorica che uso di più è l’enjambement, mi piace molto l’anafora e indulgo spesso all’elisione, sempre per esigenze di fluidità del verso e musicalità.

Alcune curiosità: una mia poesia dapprima l’ho scritta su uno scontrino della spesa, poiché, appunto, mi trovavo per strada, una poesia sulla propria ispirazione poetica. Proprio da questa poesia ho tratto il titolo della mia raccolta, pubblicata il 26 marzo 2009, dalla SBC Edizioni di Ravenna e, citando dalla prefazione che ho scritto io stesso (in caso contrario il mio libro non avrebbe avuto una prefazione) “Con questa mia, apparentemente semplice poesia, scritta dapprima su un semplice scontrino, poiché mi trovavo per strada e non avevo null’altro su cui scrivere, ho cercato di esprimere proprio il processo misterioso della mia ispirazione poetica.
E pensare che, all’inizio non l’ho compreso nemmeno io il suo significato profondo.
Quanto mi sembrarono quasi insignificanti quei versi, e invece, mi sono accorto, con mia grande sorpresa, che nascondevano il significato stesso della mia ispirazione furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i miei versi, che metto sulla carta, passa e vola via, e non si sa più dove mai sia”
.

Nel 2006 ne ho scritto anche una in piedi sull’autobus affollato, che è l’ultima delle poesie pubblicate nel libro.

Un caso a parte è la scrittura del mio dramma epico d’Islanda, in cui non ho voluto conformarmi alla spontaneità, alla facilità dell’immediatezza espressiva, come ho fatto di solito con le mie poesie; la spontaneità rimane però la prima idea, il primo fuoco dell’ispirazione che, negli anni ha subito vari ripensamenti e successive modifiche formali. La spontaneità rimane perché ho sempre atteso l’ispirazione per scriverlo, non mi sono mai seduto a tavolino e - adesso scrivo – e sono passati più di vent’anni da quell’abbozzo in prosa del solo primo atto (1989) alla sua stesura definitiva (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto).
Proprio perché la poesia fa parte del mio essere, la prosa non è nelle mie corde (preferisco leggerla) e non riuscirei mai a scrivere un racconto, né un romanzo, ho scelto il teatro e un dramma epico per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo, continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta.

L'anima della poesia è la sintesi, non è la lunghezza dei versi che fa una poesia, ma il suo contenuto, la sua sostanza.
Pensate che, secondo il critico letterario Luciano Domenighini, "Dolore" (la poesia più breve che io abbia mai scritto e che consta di soli due versi), rappresenta il vertice letterario di tutta la raccolta Per una strada, come ha evidenziato nel breve saggio critico.
La poesia bisogna ascoltarla e non semplicemente leggerla, bisogna leggerla ad alta voce per sentirne la musicalità e la fluidità, soprattutto leggerla rispettando gli "a capo". Così, capiremo se l'"a capo" andava messo proprio lì o, se quel segno di interpunzione è corretto in quella posizione, o se quel verso va bene o va modificato. La poesia è ribelle alle regole della prosa e della sintassi in genere, ribelle anche ai segni d'interpunzione, le pause della poesia non sono le pause della prosa.
Come scrivo nella prefazione alla mia raccolta Per una strada "La poesia non bisogna semplicemente leggerla, ma sentirla, ascoltarla; non nel senso di ascoltare una recita, ma leggerla con il cuore, interiorizzarla, farla propria, renderla partecipe delle proprie emozioni.
Le sue interpretazioni non si esauriscono in una sola, non sarebbe più poesia, ma della prosa travestita di versi con degli “a capo” dati a caso.
Non è necessaria la metrica e la rima per fare poesia, ma basta un certo accostamento di parole, di frasi e di suoni, aperti alle molteplici interpretazioni; bisogna anche che il poeta metta del suo, anche se in maniera trasfigurata.
Il difficile è saper disporre il tutto in una maniera tale per far sì che, chi legga o ne ascolti una recita, senta la poesia."
.

La poesia è la più profonda forma di comunicazione verbale mai creata dall’uomo per esprimere i più reconditi sentimenti umani, le più profonde emozioni; la poesia riesce a portare allo scoperto l’anima, come scrivo in una mia poesia “l’obliato proprio sé fanciullo”, la poesia è anima che si fa parola. La poesia riesce a far conoscere se stessi, riesce ad interrogarci, riesce a farci riflettere, riesce ad emozionarci, riesce a rendere l’ordinario straordinario, fa sì che l’oggi non si perpetui nello ieri e, in qualche maniera, contribuisce a migliorarci, a renderci più sensibili nei confronti degli altri.
La poesia, infatti, è piacere per gli occhi e per il cuore, qualcosa che ci meraviglia e ci colma d’interesse, che ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo nostro inquieto nocchiero che è il nostro cuore.
La poesia si nutre di sogni e il poeta non è solo un cultore di sogni ma, sogna, si emozione e si meraviglia lui stesso; spesso vorrebbe perdersi in quei sogni, ma deve ritornare alla realtà, alla dura realtà, che usa come filtro e come ancora per non annegare.
La poesia si nutre anche di musicalità, di armonia tra le parole, senza necessariamente fare uso della metrica o della rima.
Come ho scritto sopra,  la narrativa e la prosa in genere, preferisco leggerla e non scriverla ma, anche nella prosa possiamo trovare poesia. Anzi, la poesia, nella sua accezione più ampia, non è specificatamente legata ai versi ma all’arte in genere, quindi, anche alla musica, sia classica che leggera. La poesia è ciò che si avvicina di più alla musica, citando un mio aforisma, il n. 36, “Penso che la musica sia la forma di espressione umana più alta e superiore a tutte le arti, anche alla poesia. Grazie alla musica, nella sua grandezza e profondità, possiamo arrivare persino ad intuire l’universo”. Ovviamente, mi riferisco alla musica, nella sua grandezza e profondità, non certo a musica da semplice intrattenimento; mi riferisco a musica con la “M” maiuscola. E, citando dalla prefazione al mio Per una strada “La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere, per esprimere i più reconditi sentimenti umani.
Se invece vogliamo parlare di espressione umana in senso generale, la musica per me supera tutte le arti, a patto che sia musica con la “M” maiuscola.
Ecco perché musicare una poesia è qualcosa che supera ogni immaginazione”
.

Quanta poesia possiamo scorgere ad esempio in una canzone di Battisti o in un’Opera di Puccini, o in un notturno di Chopin!
O quanta poesia possiamo trovare ad esempio nella Gioconda di Leonardo o nella Pietà di Michelangelo!

La poesia non è mera imitazione della realtà, non è sua fredda riproposizione, come ad esempio l’uso dei vari termini e verbi indecorosi, espedienti fin troppo facili per esprimere rabbia e quant’altro. La poesia è “rappresentazione”, nel senso di interpretazione soggettiva della realtà e, quindi, nel senso di sua ri-creazione e trasfigurazione.
Non si potrà mai dare una definizione definitiva di poesia ma solo innumerevoli interpretazioni, lo stesso verbo “definire” vuole tracciare dei confini ma, la poesia non ha confini, il suo spirito vivrà sempre e la sua voce cavalcherà i millenni.
E Picasso, a proposito della pittura ha scritto: «La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto». Infatti, un poeta non è mai mero cronista di ciò che attentamente osserva, non è mai impersonale messaggero, bensì è interprete soggettivo, che ri-crea, trasforma, trasfigura sogni, storie, emozioni.
E, come scrivo in un altro mio aforisma, il n. 25: «Un poeta non deve mai lasciarsi condizionare dal marketing, dal consumismo o dalle mode del tempo, la sua ispirazione non sarebbe più spontanea e sincera, deve bensì lasciar parlare la propria anima, senza alcun condizionamento». Quindi, nessuno può dirmi di scrivere un romanzo, perché così ci sarebbero più lettori ma, mancherebbe la cosa più importante: l’ispirazione.

(Ultimo aggiornamento: 31/10/2011) 


venerdì 12 agosto 2011

2000 alberi abbattuti per un campo da golf? No, grazie!

 
Diciamo NO alla costruzione del campo da golf in Pineta
A Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, provincia di Verbania, vogliono abbattere una pineta secolare di 2000 alberi per far posto ad un campo da golf. Invito tutti , amanti della natura a firmare questa petizione per impedire un ennesimo scempio della natura. Grazie per tutto l'aiuto che vorrete e potrete dare sensibilizzando tante altre persone. 
E a voi una mia poesia, dedicata agli alberi, dalla mia raccolta Per una strada, sbc edizioni, 2009.

Alberi al vento (3/12/1998)

Verdeggia per l’ampio cielo
la loro chiara aura serena,
svettano violenti
all’immane tempesta;
fermi e piantati rimangono,
mai cedono:
sol l’ampia terra oscura
e gl’infuocati suoi recessi
alfin, li fan recedere.

(Dalla mia raccolta Per una strada, pag. 78, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)

Spesso gli alberi resistono alla tempesta ma non a quella oscura dell’uomo…



Per una strada by Emanuele Marcuccio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.joetiziano.it.

Immagine da: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=155881767822176&set=a.155881764488843.39879.155881507822202&type=1


Vi riporto il testo della nota, scritta da Jessica, di Santa Maria Maggiore, che ama molto la sua valle.


"Gli alberi sono le colonne del mondo. Quando tutti gli alberi saranno tagliati, il cielo cadrà sopra di noi."
Dice un vecchio detto indiano.
Mi sto muovendo, ci stiamo muovendo tutti insieme per cercare di fermare l'ennesimo errore che l'uomo commette senza ragionare verso la Natura e verso, in questo caso, il nostro territorio.
Vorrei avere il potere di valorizzare la Valle Vigezzo per quello che ci offre, non per quello che vogliono togliere e costruire. Vorrei avere i soldi e la possibilità di regalare qualcosa ai giovani, che ogni fine settimana se ne vanno via dalla Valle Vigezzo perché non c'é nessun divertimento, se non i soliti bar.
Abbiamo pensato a molte alternative, che pensiamo siano più interessanti e ragionevoli.
Piscina coperta: coprire la piscina presso la Pineta, in modo che sia utilizzabile durante il periodo scolastico, così, anziché scendere a Domodossola per farsi una nuotata, i ragazzi e i residenti possono tranquillamente restare in Valle Vigezzo. Oppure quando piove in estate e fa caldo, essendo coperta, può comunque essere utilizzata.
Ricostruzione del Capanno dei Pini: rimettere in piedi la discoteca del Capanno dei Pini. Non c'è molto da dire su questo. Ci sarebbe più divertimento per i residenti e porterebbe qualche persona in più in Valle Vigezzo, in tutto il periodo dell'anno.
Biblioteca: avere a disposizione una bella biblioteca, dove chiunque possa andare a leggere o studiare, ritrovarsi con gli amici per fare i compiti insieme. 
Internet Point: magari sempre all'interno della biblioteca, un centro con computer e connessione internet per la gente che purtroppo non gode di questo servizio a casa. Sarebbe comodo anche per i ragazzi che vanno a scuola, per ricerche, compiti e tesine.
Sala prove: per chi suona, per chi ama la musica, per chi si riunisce con gli amici per suonare ma non ha lo spazio e il permesso, si potrebbe creare una sala prove, senza dover scendere sempre a Domodossola, avendo problemi con i mezzi e con gli orari.
Pensiamo anche alla gente che lavora fuori dalla Valle Vigezzo, diamo più posti di lavoro!!!

E voi, spendereste tutti quei soldi per un inutile campo da golf?
Causando l'abbattimento di tutti quegli alberi?

Stiamo parlando di un campo da golf che verrà costruito in Pineta, che verrà incentivato dai soldi della regione, che verrà utilizzato in grandi linee per i due mesi estivi (togliendo il fatto che a luglio ha sempre piovuto), dove ne faranno uso poche persone e tutti villeggianti. In inverno sarà ricoperto dalla neve e inutilizzabile fino a marzo, per non parlare dei costi del mantenimento: la rimessa a posto per riaprirlo in stagione, per l'erba che dev'essere sempre in ordine e tagliata sempre (ricordando che il territorio dove verrà costruito è una zona boscosa, dove crescono rovi e felci). 
Un campo a 9 buche. Minimo minimo per essere un bel campo da golf deve avere 18 buche, per fare le cose o si fanno bene o non si fanno!
Si lamentano tutti perché i giovani dalla Valle Vigezzo se ne vogliono andare e avete ancora il coraggio di aprire bocca?
Siete voi che ci state allontanando, siete voi che pensate alle vostre tasche, siete voi che state rovinando la Valle Vigezzo.




Fioccano poesie... e potremmo pubblicare le tue!

"Il Bibliotecario" di Giuseppe Arcimboldo (1527–1593)
Ho accettato la proposta di collaborazione free-lance con una casa editrice, come scopritore di poeti e poetesse meritevoli di pubblicazione e, a questo proposito ho fondato un gruppo su facebbok, che ha superato i 350 membri. Sì, avete capito bene, un libro di poesie con il vostro nome e cognome (eventualmente con il vostro pseudonimo).
Se avete una raccolta in un cassetto (almeno cinquanta poesie), o desiderate pubblicare la vostra prossima raccolta, non esitate a contattarmi tramite la mia mail “marcuccioemanuele@gmail.com”; ad esempio, una poetessa ha pubblicato a novembre 2010 la sua quinta raccolta di poesie, di cui ho scritto la prefazione e, a febbraio 2011 un poeta, nonché membro del suddetto gruppo, ha pubblicato la sua seconda raccolta e, a ottobre 2011 ne è uscita una terza, l'autrice, anche lei membro di questo gruppo, è alla sua prima raccolta, il titolo è Petali d'acciaio e ne ho scritto la prefazione.
Eseguirò una prima selezione dei testi che mi invierete e, solo in caso di valutazione positiva, farò leggere i testi alla direttrice di collana, però, solo all’editore spetterà l’ultima parola.
Proprio perché potrebbe esserci una selezione, consiglio che le poesie siano poco più di cinquanta o, poco più di trenta, però, pubblichereste in una raccolta a due autori.
Le poesie inviate per una eventuale pubblicazione devono essere assolutamente inedite, cioè mai stampate in libri dotati di codice ISBN; quanto detto non vale se il libro è privo di ISBN, come spesso succede nelle antologie di concorsi.
Nel caso in cui vogliate lo stesso pubblicarle, anche se già edite, documentatevi se avete firmato qualcosa e/o se il contratto editoriale è scaduto.
Solo in questo caso possiamo inserire quei testi in un'opera edita ed è comunque consigliabile menzionare la fonte.
Inviate la vostra possibile raccolta di poesie (solo in lingua italiana, non in vernacolo) in un file word A5, esclusivamente con estensione (.doc), non (.docx), non (.pdf), con carattere “Times New Roman” e mettete “12” come dimensione, separate le poesie, non inseritene due nella stessa pagina (pagina intesa come facciata); mettete in grassetto il titolo di ogni poesia e, chiamate il file “Poesie di” facendo seguire il vostro nome e cognome (es. “Poesie di Mario Rossi.doc”), con il nome dell'Autore e il titolo della raccolta poetica sulla prima pagina del file. Al momento dell'invio della raccolta non ci occorrono i dati dell'Autore, questi verranno richiesti successivamente dalla casa editrice.
Eventualmente inserite anche un vostro curriculum letterario.
Consigliamo caldamente la lettura di questa guida alla redazione, per adeguare il vostro file agli standard editoriali.
Una preghiera: non inserite volgarità o scurrilità in genere e tanto meno offese al sentimento religioso di qualsiasi fede nelle vostre poesie, personalmente la reputo una violenza alla poesia stessa e la direttrice di collana le scarterebbe sicuramente, grazie per la collaborazione.
Cosa importantissima, non vi sarà richiesto alcun contributo obbligatorio, anche consistente in acquisto copie.
La distribuzione non sarà affidata a “distributori professionisti”, ma avverrà direttamente con le librerie, sia online, sia su ordinazione presso quelle tradizionali.
Ci sono poi ulteriori vantaggi che non vi sto qui ad elencare ma, sarò lieto di illustrare a tutti i possibili autori interessati.
Non chiediamo alcun contributo minimo per la stampa, promettiamo pubblicità e visibilità su canali online, fiere e librerie, ma anche l'autore dovrà fare la sua parte nella promozione, online e con eventuali librerie della sua città.
Io ho già pubblicato la mia raccolta di poesie con un’altra casa editrice e, ho in cantiere un secondo libro, un dramma epico in cinque atti, ambientato nella meravigliosa Islanda, non siete curiosi?
Se sì, andate qui, su questa nota introduttiva.
E anche una seconda raccolta di poesie che intitolerò Anima di poesia.
Quindi, perché non dare la possibilità ad altri autori meritevoli di pubblicare le loro poesie?
Ecco perché ho accettato una tale proposta, principalmente per quest'ultimo motivo!
Ovviamente, non mi baserò sul mio stile personale di scrittura per valutare le poesie, però, la poesia ci deve essere e al di là di qualsiasi stile (rima, uso di segni d'interpunzione o meno, ecc...).

(Ultimo aggiornamento, 8/2/2012)

domenica 20 dicembre 2009

Presentazione del mio libro di poesie Per una strada, sbc edizioni, 2009

Presentazione del mio libro di poesie Per una strada, tenutasi il 5 novembre 2009 presso la libreria Diffusione Cultura (Via Oslavia, 23) di Sesto San Giovanni (Milano) dalle 18 alle 18,50 ca.
Vi riporto il testo della recensione della prima presentazione.

Emanuele Marcuccio Per una strada

La poesia forma prediletta per esprimere i propri sentimenti
Giovedì 5 Novembre Diffusione Cultura ha ospitato Emanuele Marcuccio, un poeta arrivato dalla lontana Sicilia per presentare la sua raccolta di poesie, da lui tradotte e pubblicate anche all'estero.
Il suo libro, "Per una strada", edito da SBC Edizioni di Ravenna, è una raccolta di 109 poesie che omaggiano grandi figure del passato, spaziando dal mondo della letteratura a quello della musica, senza dimenticare la propria terra, caratterizzate dalla scorrevolezza e dalla musicalità dei versi.
L'autore afferma di aver scelto la poesia per esprimere i propri sentimenti perché per lui è la forma verbale più profonda, strettamente legata alla musica, altra sua grande passione che lo ha spinto a iniziare lo studio del pianoforte.
È con suo grande rammarico che quindi riconosce che la poesia purtroppo non ha grande riscontro di pubblico, soprattutto a causa della sua difficile e non immediata comprensione.
La presentazione è stata contraddistinta dalla lettura di diverse poesie e dal commento di esse da parte di Emanuele Marcuccio.
La prima poesia letta è stata "Là dove il mare", scritta a due mesi di distanza dalla fine di un amore in cui la voglia di dimenticare il dolore è contrastato da una nostalgia verso i dolci sentimenti passati.
Dopo la lettura di questa poesia si è passati a un'analisi generale del libro e ci si è soffermati su una parte in cui sono contenuti ben quattro omaggi a Garcia Lorca, in cui il poeta si ispira alle liriche del grande poeta spagnolo parlando però di temi come la religiosità; per Marcuccio la fede è importante ed è facile ritrovare questo tema tra le righe della sua poesia.
Il titolo "Per una strada" riassume la sua visione dell'ispirazione poetica: qualcosa che scaturisce dal quotidiano e che va fermato prima che svanisca.
A questo proposito l'autore narra un simpatico aneddoto che ci fa capire quanto le sue parole si avvicinino alla realtà: un giorno l'ispirazione è arrivata così all'improvviso da costringerlo ad usare l'unico pezzo di carta che aveva a disposizione,ovvero uno scontrino della spesa.
Questo dimostra che dono capriccioso sia l'ispirazione e quanto si diverta quest'ultima a giocare con la pazienza degli artisti.
Si è dato poi spazio alla lettura di altre liriche, quali "Soffrire" in cui si possono notare una musicalità costante e omaggi stilistici ad Ugo Foscolo, per poi passare ad una poesia dedicata al padre e ad una nata dopo la lettura dell'opera teatrale "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand.
I progetti futuri dell'autore si riconducono alla speranza di pubblicare un'altra raccolta di poesie, poiché la sua attività di poeta non ha intenzione di interrompersi, anzi è più attiva che mai.

Silvia Adriana Oriolo

Recensione tratta da qui

Solo un piccolo appunto però: Non ho ancora pubblicato l'intera mia raccolta all'estero, che grande sogno sarebbe ma, soltanto una poesia tratta da essa e antecedente di un anno alla pubblicazione di Per una strada.



Di seguito il video della presentazione, diviso in tre parti, buona visione!




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Vi parlo del mio Per una strada, sbc edizioni, 2009


Ho intitolato la mia raccolta “Per una strada”, proprio perché l’ispirazione, furtiva e svelta, mi ha raggiunto, la maggior parte delle volte, proprio per strada: camminando, sull’autobus, ecc…
 E pensare che, la poesia da cui ho tratto il titolo per questa raccolta, dapprima l’ho appuntata sul retro di un semplice scontrino della spesa; quando la scrissi, la misi da parte, in seguito capii che, quell’apparentemente semplice poesia nascondeva in sé l’essenza della mia stessa ispirazione, furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i versi che metto sulla carta, passa e vola via e nessuno sa più dove mai sia.Cerco nelle mie poesie di essere spontaneo, semplice e allo stesso tempo profondo; quando uso dei termini un po’ antiquati o difficili, lo faccio unicamente per la loro insita musicalità, non perché io voglia sembrare anacronistico. Nelle mie poesie alcune volte uso delle parole tronche come “cuor, cor, duol, dolor”, altre volte non le uso; di conseguenza, ogni mio verso, ogni mia parola non sono messi a caso, ma seguono un fine musicale e, sono messi lì, proprio per una maggiore scorrevolezza nel ritmo.
Per farvi un esempio, nella poesia “Indifferenza” uso sia “duol”, sia “dolor”.
 Voglio che un mio verso, sia fluido alla lettura e non inciampi in parole aspre o dissonanti. Per farvi un esempio, nella poesia “Là, dove il mare…”, il ritmo si alza e si abbassa, quasi ad imitare il flusso delle onde del mare, e quelle parole tronche non le ho messe a caso, ma per mantenere questo ritmo e quel particolare suono.
Voglio che i lettori delle mie poesie, non le leggano semplicemente, ma le sentano, le ascoltino; non nel senso di ascoltare una recita, ma le leggano con il cuore, interiorizzandole, facendole proprie, partecipando alle emozioni che possono sprigionare.
Le interpretazioni non si esauriscono in una sola, non sarebbe più poesia, ma prosa travestita in versi con degli “a capo” dati a caso.
Questa mia raccolta racchiude in sé ben 109 poesie, frutto di sedici anni della mia vita, dal 1990 al 2006, che possiamo dividere in due parti: una grande prima parte che va dal ’90 al ’99 ed una seconda parte, più piccola, che va dal ’99 al 2006.
Nella prima parte sono ravvisabili riferimenti ai grandi poeti italiani (Foscolo, Leopardi, gli stilnovisti), ma anche Montale, con l'uso del correlativo oggettivo (utilizzato per la prima volta nella poesia “Immagine fugace”) e i lirici greci, come in “Rammarico”.
 Per quanto riguarda Foscolo, Leopardi e gli stilnovisti, i riferimenti si possono ricondurre ai vocaboli utilizzati e non all'imitazione del loro stile; mentre nella poesia “Rammarico” ho cercato di rivisitare lo stile dei lirici greci e, nella poesia “Amor” ho cercato di rivisitare lo stile degli stilnovisti, facendo ricorso alla rima, senza usare la metrica e con la riproposizione del tema della donna-angelo, tanto caro agli stilnovisti.
Quanti hanno già letto le mie poesie, si saranno accorti che io raramente uso la rima, proprio perché penso che essa blocchi e vincoli l'ispirazione, se qualche volta l’ho usata, è stato un uso quasi sempre spontaneo.
Nella prima parte ci sono anche tre omaggi al grande poeta spagnolo Federico García Lorca, di cui ho cercato di imitare, in maniera personale, lo stile.
Le tematiche di questa prima parte sono varie e particolareggiate, si va da poesie dedicate a grandi scrittori e poeti come, Vittorio Alfieri, Giacomo Leopardi, Leonardo Sciascia, Seneca; a episodi di libri, come ne “Lo squarcio nel cielo di carta”, ispirata ad un episodio del “Fu Mattia Pascal” di Pirandello, o a personaggi mitici della letteratura come in “Nausicaa”, “Oreste ad Elettra”, “Ad Astianatte”, “Amleto”, “Cirano di Bergerac”; a compositori come Chopin, Bartók, Prokof’ev, Saint-Saëns.
Si passa da tematiche introspettive come in “Malinconia”, “Indifferenza”, “Ricordo”, “Sogno”, “Desiderio improvviso”, “Stelle sul mare”, “Palermo”; a tematiche civili come ne “L'inquinamento”, “Pace”, “Albania”, “Massacro”, “Urlo”, quest’ultima scritta nel giorno del primo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e agli uomini della scorta.
Si va da poesie dedicate alla visione di quadri come “Le mietitrici” di J. F. Millet, “Alla Gioconda” di Leonardo da Vinci; a poesie dedicate a personaggi storici come “Annibale”.
Infine abbiamo anche il tema religioso, come in “Perdono” e “Perdona!”.
Per passare ufficialmente dalla prima alla seconda parte utilizzo la poesia “Veritiero ardir”, con la quale annuncio il mio cambiamento di stile, scritta nel 1999, all’indomani della notizia della prossima pubblicazione, in un’antologia, di 22 mie poesie; ma già in alcune della prima parte sono ravvisabili dei piccoli cambiamenti di stile come in “Istante di tempo”, “Urlo”, “Cime”, “Indifferenza”, “Palermo”, “Barbagianni”, “Sé e gli altri”, “L’orologio”, “Piccola ambulanza”, “Ultimi pensieri di un robot”, quest’ultima ispirata alla morte di Roy, dal film “Blade Runner” di Ridley Scott.

Si ravvisano cambiamenti ancora più sostanziali anche in “Memoria del passato”, “Per una strada”, “Picchi di silenzio”, “Stelle sul mare”, “Desiderio improvviso”, “Fuoco”.
Con mia grande sorpresa, come mi ha fatto notare un amico, anche lui poeta esordiente, in alcune mie poesie c’è della metrica spontanea, come in “Canto d’amore”, “Il grillo col violino”, “Dolcemente i suoi capelli…”, tutte e tre appartenenti alla seconda parte.

A partire dalla seconda parte, che copre indicativamente gli anni dal 1999 al 2006, il mio stile si fa più profondo e maturo, non più necessariamente legato a poeti specifici, tranne ne “Il grillo col violino”, in cui vi è ravvisabile il Pascoli nell’uso delle onomatopee e, in “Dolcemente i suoi capelli…”, un mio modesto omaggio alla grande stagione della poesia italiana dei tempi passati. L’ispirazione per scrivere questa poesia, mi è stata data guardando di sfuggita il viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus.
In questa seconda parte inizio a raggiungere il mio ideale poetico, la semplicità di espressione unita alla profondità di significato.

Per quanto riguarda le tematiche di questa seconda parte, abbiamo la tematica civile, come in “Per i rifugiati”, “Verde, bianca, rossa terra”, quest’ultima ispirata ai vari episodi di violenza che, purtroppo avvengono in Italia e spesso compiuti da chi è chiamato a far rispettare la legge, ecco il perché di questo titolo così significativo.
Abbiamo la tematica introspettiva, che penso non debba mai mancare tra i temi delle poesie di un qualsiasi poeta, come in “Canto d’amore”, “In volo”, “Là, dove il mare…”, quest’ultima scaturita a due mesi di distanza da una delusione amorosa, in cui c’è il desiderio di dimenticare, anche se permane il dolce ricordo di questo breve amore.
Abbiamo il tema della dedica, come in “Fremere”, poesia dedicata a mio padre, non vedente da quando avevo un anno; in cui ho cercato di immaginare quello che potrebbe provare, un uomo che diventa non vedente.
Abbiamo il tema degli episodi o personaggi di argomento letterario, come in “Veglia notturna di Hagen”, “Natasha”, quest’ultima dedicata alla figura di Natasha Rostova, ispiratami dalla lettura del romanzo di Tolstoj “Guerra e pace”.
Abbiamo il tema paesaggistico, come in “Primavera” e in “Paesaggio”, in quest’ultima vi è la descrizione di un paesaggio dell’anima e non di un paesaggio necessariamente reale.
Abbiamo il tema religioso nella poesia “Accoglili nella Tua pace, Signore!”, che ho anche tradotto in inglese ed è stata pubblicata da un editore americano un anno prima della sua versione originale.
Questa poesia è ispirata ad un tragico avvenimento di cronaca locale, l’annegamento di due pescatori avvenuto nel mare che costeggia la mia amata e martoriata Palermo, che tanta fonte d’ispirazione è per me.
Infine, c’è una curiosità nella mia poesia “Affollamento e inutili affanni”, che conclude la mia raccolta e proprio perché scritta in piedi su un autobus affollato.


Di seguito il gruppo di "Per una strada": http://www.facebook.com/group.php?gid=54​961438485&v
Il modo più veloce per acquistare il mio libro Per una strada era richiederlo presso Diffusione Cultura, via Sardegna 3, ang. viale Matteotti
Sesto San Giovanni, Italy, 20099, purtroppo la libreria ha chiuso…Potrete ordinarlo presso la vostra libreria di fiducia o ordinarlo online andando su:

(Ultimo aggiornamento, 3/11/2011)

Là, dove il mare... (da Per una strada, sbc edizioni, 2009)



Là, dove il mare… (19/10/2001)

Là, dove il mare è profondo,
fondo, fondo;
là, dove le onde si rincorrono,
corrono, corrono:
e le luci si disperdono
e lo sguardo si dirada,
si fa chiaro;
e l’amor mi raggiunge
col suo dolce sovvenir.
Là, dove il mondo ti dimentica;
là, dove il sole ti colpisce
col suo chiaror;
là, dove un lampo ti pervade
col suo baglior,
e in un abbraccio ti rapisce.
Là, dove l’oblio ti sommerge
con la sua luna;
là, dove il mondo ti abbandona
con la sua fine:
là voglio riposare,
e perdermi rapito
nel Sole: nell’amore infinito.

(Dalla mia raccolta Per una strada, pag. 96, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)
Qui potrete ascoltarmi leggerla.
Menzione d'onore (nella sez. B) al I premio internazionale d'arte "Europclub" Messina - Taormina 2010, a quasi un decennio dalla sua scrittura.
Immagine di sfondo e per gentile concessione del suo autore, da: http://vitaperimmagini.blogspot.com/2007/09/spettatori-al-tramonto.html

Commento critico di Luciano Domenighini

È una composizione di ventidue versi a metro libero, di tre periodi, ad andamento altalenante, automatico, poggiato su sette iterazioni (là dove...) legate da un polisindeto di sei elementi, che si apre con una doppia geminazione al secondo e al quarto (fondo, fondo; corrono, corrono) in rima derivativa sui versi precedenti. Un’apocope chiude il primo periodo al nono verso (sovvenir) e l'apocope si ripresenta al secondo periodo sul dodicesimo(chiaror) e quattordicesimo (baglior) con effetto liquido, dissonante.

L'ultimo periodo ha toni visionari ma luminosi, di paradisiaca, solare apocalisse.

Anche qui Marcuccio dimostra sicuro istinto poetico.

È la poesia dove meglio si palesa l’attitudine del poeta a ricorrere alle figure iterative e la sua abilità nell’elaborarle. In questi 22 versi Marcuccio intesse un ordito ammirevole, disponendo in alternanza una triplice sequenza di versi anaforici (“Là dove” (8 volte), “col” (5 volte), “ e” (5 volte), con due versi (2° e 4°) di pura geminatio, e il verso finale che raddoppia lo stato in luogo.

Il magistrale impiego di queste figure retoriche conferisce alla lirica un andamento cullante, ascendente, perfettamente equilibrato.



Nota dell’autore: “Il mare del nostro dolore, il mare dei nostri pensieri, il mare della nostra anima, il mare dei nostri sogni...
Il mare che a volte ci intrappola in un vortice di problemi e di pensieri, il mare che in un maremoto ci sbalza via dalle nostre sicurezze e come un ladro ci depreda.
Come scrivo in un mio aforisma, “Il dolore è come il mare, nel suo indistinto ondeggiare e rifluire incessante.".
Se fate attenzione, come le onde procede la lettura di questa poesia, come le onde del mare.
Ad ogni inizio di verso le onde si alzano, toccano la riva, ad ogni fine di verso le onde si abbassano, si allontanano dalla riva; tutto in un ciclico movimento che trova il suo compimento e il suo riposo in Dio: nel Sole e amore infinito.
E pensare che, quando la scrissi, mi trovavo da solo nel cuore della notte, in casa, il mare si agitava tempestoso nella mia anima e, con le sue onde che baciavano la riva non mi faceva compagnia, né rapiva la mia vista lo spettacolo di un meraviglioso tramonto.”

Dal breve saggio critico di Luciano Domenighini, con l’aggiunta di alcune mie note, al mio Per una strada.

Video con la traduzione in lingua siciliana, di Alessio Patti
Se per caso non riuscite a visualizzarlo, potrete vederlo cliccando qui.


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