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venerdì 19 agosto 2016

"Assassinio: Terzo omaggio a García Lorca", nell'80° Anniversario

L’immagine riproduce l’opera “Fucilazione in campagna”
di Renato Guttuso (1911-1987).
Immagine pubblicata a fini esclusivamente
culturali e non commerciali.
I diritti (Copyright ®) sono riservati ai legittimi proprietari.




Oggi ricorre l'80° anniversario della morte del grande Federico Garcia Lorca (1898-1936), fucilato, barbaramente assassinato presso Viznar, nella pianura di Granada, all'alba del 19 agosto 1936.
Sulla sua morte Pablo Neruda così scrive: «L'assassinio di Federico fu per me l'avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L'arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l'antica lotta mortale fra l'ombra e la luce.» (da Confesso che ho vissuto)
Tra il 1997 e il 2000 omaggiai Lorca con quattro poesie, di cui due sono ispirate da quel 19 agosto. Quattro poesie in cui ho cercato di rivisitare liberamente il suo stile. Le quattro poesie di questo ciclo nel marzo 2013 sono state tradotte in lingua spagnola dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. Lo stesso che due anni dopo, in questo mese d'agosto ha dedicato un saggio storico-letterario a quelle due poesie ispirate a quel barbaro assassinio: L'impronta lorchiana nella poetica di Emanuele Marcuccio, pubblicato poi nello stesso anno alle pp. 20-27 della prestigiosa rivista di letteratura Quaderni di Arenaria, volume ottavo, diretta dal poeta, scrittore e critico letterario Lucio Zinna. Di seguito riporto il terzo dei quattro omaggi: "Assassinio: Terzo omaggio a García Lorca"[1], insieme a due pagine del saggio di Spurio: 

Putrida vena,
d’un orizzonte disseccato.
I nardi esplorano
il loro chiacchiericcio inconsueto,
e nuvole di fango inondano
coi loro piombi infuocati.
Un’alba azzurra
si stende solitaria
su ambiguo crocevia,
e un riverbero di verde luna
si accende, su occhi di fumo.

Marcuccio esordisce con un verso forte dal quale traspare vivida una suggestione olfattiva nauseante collegata da subito al tema della corporeità e del sangue (una delle immagini-simbolo nella produzione di García Lorca): “putrida vena”. Il Nostro però sembra volersi interessare qui, più che al fermo immagine di una scena di guerra in cui la morte è fagocitata dal processo di decomposizione del corpo che produce un olezzo “putrid[o]” alla definizione del paesaggio, cioè al tratteggiamento del locus che ospita la nefanda azione umana. È quello di uno scenario abbandonato, stepposo, arido e apparentemente privo di presenze umane; quell’ “orizzonte disseccato” è uno spazio-trappola nel quale il Sole, unico indiscusso sovrano e il silenzio dei campi sembrano eludere ogni altra presenza che, invece, si farà viva e in maniera alquanto sadica nel corso della lirica. L’occhio del Marcuccio si posa con meticolosità negli “angoli” di quella campagna che apparentemente è una campagna comune e che non ha nulla di particolarmente rilevante se non fosse che i nardi (fiori che pullulano di vita nelle poesie lorchiane[2]) vengono colti nel loro “chiacchiericcio inconsueto”. Sono i primi testimoni del massacro, la natura è pavidamente spettatrice dell’abominio che di lì a poco si consumerà dinanzi ai propri occhi, impotente e addolorata essa stessa. Le “nuvole di fango”, se si eccettua il verso d’apertura, è la prima immagine perturbante che interviene nella lirica a descrivere un cielo coperto e minaccioso, ben diverso da quel sole accecante che il lettore ha potuto cogliere, non nominato, nei precedenti versi che descrivevano un “orizzonte disseccato”. Inizia in questo modo la parabola degradante della poesia: Marcuccio costruisce in primis con soverchia attenzione il setting dell’azione passando poi a connotarne con particolarità alcuni degli elementi che lo compongono sino a che il cielo sembra abbuiarsi di colpo e farsi di “fango”, indistinto, melmoso, viscido e pesante; il grigiore vacuo del cielo lascia ben presto il posto a quello ben più doloroso delle munizioni d’artiglieria colte nel momento del fuoco. Il silenzio della campagna prima armonizzato dalla presenza di un lieve “chiacchiericcio” dei nardi, ora è rotto per sempre in maniera irreparabile. I “piombi infuocati” sono stati azionati e hanno colpito i bersagli.[3] È il momento della morte fisica del poeta, della sua caduta scomposta a terra, faccia sull'erba secca, della fine delle speranze e al contempo un ammutinamento della natura che, indifesa ed oltraggiata, non è capace di osservare il sangue che cola a terra.
La poesia è sapientemente costruita tenendo in considerazione un’ampia realizzazione temporale che si delinea in un prima della fucilazione e in un dopo. Il post-mortem lorchiano è investito da una “alba azzurra” che ha perso, però, la coralità autentica della natura e il conforto del cantore del popolo ed infatti essa appare “solitaria” quasi da stonare con quella scena di morte che si è consumata nelle ore precedenti sotto di essa. Tutto a questo punto resta galleggiante nell'indefinitezza, nell'impossibilità di caratterizzazione, ora che è morto il poeta che più di ogni altro aveva cantato la Terra: l’alba è “solitaria” e anche il crocevia nei pressi dei luoghi della tragedia è “ambiguo”. Sia  perché, come detto sopra, il luogo dell’esecuzione di Lorca non venne mai identificato con indubbia certezza e permangono ancor oggi posizioni discordanti in merito, sia perché è inutile dinanzi alla Morte che esacerba dolori e sconfigge il tempo utilizzare un metro toponomastico: non ha senso identificare quale sia il crocevia della Morte perché in ogni spazio ora si rammenta il lutto e ci si strugge.
Marcuccio mostra di aver letto con profondità le liriche del Nostro e di conoscerle con doviziosità, soprattutto nel momento in cui mostra interesse verso la componente cromatica degli elementi, aspetto che costituisce uno dei nerbi costitutivi della liricità lorchiana. Ed ecco che dopo il giallo accecante dei campi “disseccat[i]”, il grigio scuro delle nuvole, l’argento pesante del piombo fuso, il rosso dell’incandescenza dei colpi d’arma da fuoco e del sangue, sopraggiunge prima l’azzurro a rischiarare l’ambiente come una sorta di purificazione ed ancora, la luna nel suo “riverbero di verde”. La luna quale simbolo nella “mitologia” lorchiana è sempre sintomo o sinonimo di morte così come lo è il verde: si pensi ad Adela in La casa de Bernarda Alba che, contro il parere della madre che la obbliga a vestire il lutto per la morte del padre, decide di indossare l’abito verde e deroga a una serie di atteggiamenti che le sono stati imposti tanto da divenire una delle “ribelli” lorchiane più note. Chi conosce il dramma sa anche che a dispetto di tanto vitalismo ed energia (altro significato del verde visto nel cambiamento e nella fertilità) al termine la ragazza troverà la morte in una delle scene più commoventi dell’intero teatro del Nostro.
Ed è così che in chiusura, dopo aver tratteggiato l’ambiente naturalistico che accoglie la morte e avendoci fornito l’immagine sonora della fucilazione, che Marcuccio ritorna a serrare le fila sul corpo martoriato del poeta. I suoi “occhi di fumo”, ormai vacui ed eternamente incantati, privi di lucidità e di movimento sembrano rilucere sotto quella luna argentea e rimandare l’errore sperimentato negli ultimi istanti di vita. La luna è così testimone di una morte dolorosa che ogni notte, con il suo lento incedere nel cielo, sembra riproporsi con la sua inaudita ferocia. Quegli occhi svuotati, ormai fatti cenere rappresentano lo sguardo mitico di un uomo che ha combattuto con la parola in difesa del diverso e che ha ricevuto l’oscuramento dell’esperienza visiva quale condanna estrema, proprio lui che era affranto di luce e signore indiscusso nell'utilizzo della tavolozza dei colori. (pp. 24-25)










[1] Emanuele Marcuccio, Per una strada, Ravenna, SBC Edizioni, 2009, p. 75. 

[2] Si legga ad esempio l’incipit del “Romance de la luna, luna”: “La luna vino a la fragua/ con su polisón de nardos” (“La luna arrivò alla fucina/ col suo paniere di nardi”).
[3] Anche se ci interessiamo alla sorte del poeta va osservato che venne fucilato assieme ad altre persone che vennero poi gettate in un’unica fossa.

giovedì 14 gennaio 2016

Lettura di “Per una strada”, poesia di Emanuele Marcuccio, a cura di Lucia Bonanni



Lettura di “Per una strada”, poesia di Emanuele Marcuccio
a cura di Lucia Bonanni


 “Per una strada”[1], poesia che l’autore scrisse “avendo come unico foglio di carta su cui appuntarla [il] retro di uno spiegazzato scontrino della spesa”.

Per una strada senza fronde
si aggira furtivo e svelto
il nostro inconscio senso,
passa e non si ferma,
continua ad andar via
e non si sa dove mai sia.

Ecco, questa è una di quelle poesie che ti ammalia come una Circe e alle quali giri intorno fino a farti male al cuore perché, come dichiara l’autore, “la poesia vuole sempre uno sguardo pieno di stupore e di meraviglia”. Mi ha colpito l’uso puntuale dell’articolo indeterminativo che non è affatto generico, bensì determinante per tutto il componimento. Se Marcuccio avesse scritto “per la strada”, l’espressione sarebbe risultata usuale e non avrebbe sortito il medesimo effetto, catturando l’attenzione del lettore verso una riflessione maggiormente profonda. Un po’ come negli ultimi versi della poesia in cui Corrado Govoni usa il verbo essere al singolare per due soggetti. “Ma il sorriso e la tua calda pelle/è il fuoco della terra e delle stelle”. Fellini ha girato il film “La strada” in cui una folla di personaggi variegati stupisce lo spettatore e in questo caso l’articolo determinativo è metonimia per indicare vissuti che si collocano tra lo stato surreale e la realtà da cui non si può esulare. Nella poesia di Marcuccio quell’articolo indeterminativo evoca domande e viene spontaneo chiedersi di quale strada si tratta, dove si trova e si pensa che potrebbe trovarsi tanto in una grande città come in un piccolo paese o addirittura essere una strada di campagna, un tratturo di montagna o un percorso della via Francigena. A me piace immaginare che sia via Maqueda in quel di Palermo, una via lunghissima che, attraversando i Quattro Canti di città, giunge fino alla piazza denominata della Vergogna per le nudità delle statue intorno alla fontana. “Per una strada” e mi pare che nel titolo siano racchiusi anche i versi di Dino Campana, “Poeta – come ha scritto Vassalli- in cui scrittura e vita coincidono”; “La stradina è solitaria:/ non c’è un cane: qualche stella/ nella notte sopra i tetti/ e la notte mi par bella” (“La petite promenade du poète” per Firenze) e in questo come in altri frangenti la strada di Campana, parimenti a quella dell’uomo contemporaneo, era un percorso davvero “senza fronde”. “Senza fronde”, immagine plurima, mosaico di sensazioni esplose per via, tavolozza cosparsa di colori, iter temporale in veste ciclica, paesaggio mostrato e non descritto, stagione pensata in accezione di metafora, specchio concavo che riflette il paesaggio interiore. Le fronde, come la strada, sono elemento ricorrente nella poetica di Marcuccio e in certi casi assumono una connotazione diversa dal significato intrinseco della parola. La strada è luogo privilegiato nei versi del poeta e prende le sembianze di luogo dell’anima, di spazio interiore, di topos emotivo, di cellula di identità, un sito di memorie in cui l’inconscio si muove a passo svelto, guardingo, timoroso persino di essere scoperto. Pertanto non staziona, non si adagia, non si ferma, ma continua la propria corsa verso qualcosa di indefinito e di infinito, simile ad un Kairos fuggente che neppure Cronos riesce a fermare. Dal canto suo l’autore non può far altro che prendere coscienza di questo stato aereo che sfugge e sguscia via, lontano dalla penna che vorrebbe trattenerlo sul rigo e spesso non lascia traccia del suo passaggio e alla fine “non si sa dove mai sia”; in un aforisma di Marcuccio, la poesia è “scrittura di ricapitolazione” ove poter ritrovare i versi di altri autori. Immagine plurima a significare da un lato l’apparato dei fenomeni naturali e dall’altro quello connesso ai fenomeni emozionali di straniamento e smarrimento che investono l’essere umano. Nelle parole di Marcuccio “La scrittura è trasfigurazione di quel caos del proprio vissuto [e] deve esserci [la] scintilla iniziale” per questo è indispensabile e di fondamentale importanza appuntare subito i pensieri che salgono alla mente, quando l’ispirazione è lampo di luce e il bisogno di scrittura diviene azione compulsiva.

Lucia Bonanni






[1] Emanuele Marcuccio, Per una strada, Ravenna, SBC Edizioni, 2009, p. 77. 

martedì 31 dicembre 2013

“Barbagianni”, una video-poesia, di Emanuele Marcuccio









"Barbagianni", poesia di Emanuele Marcuccio, edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, Ravenna, 2009, p. 66.


Barbagianni 

Clownesco rapace, 
che ti gitti per valli 
e per tramonti, 
la testolina tonda giri 
e non ti curi del futuro, 
e sempre cerchi 
di portare il cibo 
ai tuoi pulcini. 
Grande strage fece l'umana 
saccente ignoranza, ignara 
della tua trasparente bellezza. 

20 febbraio 1996

Una video-poesia realizzata da Emanuele Marcuccio.
Musica Royalty Free 
(Free and Legal distribution by Jamendo)
Evan LE NY
La Foret
(dall'album "Alice")

In ordine le immagini sono tratte da:



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Nel 2014 la poesia è stata commentata dal critico letterario e poeta bresciano, Luciano Domenighini, per il Volume Dipthycha 2, antologia poetica di dittici a due voci.



«Due periodi, uno di otto versi e l’altro di tre, compongono invece la poesia di Marcuccio sul barbagianni.
Il primo periodo, in forma di polisindeto, è notevole per la straordinaria capacità ritrattistica dell’icastico senario nominale d’esordio (“Clownesco rapace”) per poi sciogliersi in tre versi aerei, idilliaci e mobilissimi (“che ti gitti per valli/ e per tramonti/ la testolina tonda giri”) e rimarcare infine, nei restanti quattro versi, l’indole innocente e oblativa dell’animale.
La terzina finale, ammonitrice, che compone il secondo periodo, contiene una reprimenda all’insensata e arrogante ferocia dell’uomo, reo di aver fatto strage di questa meravigliosa creatura definita, con felice invenzione verbale, di “trasparente bellezza”.
Per la sobrietà e la nitida semplicità dell’esposizione quest’ode al barbagianni è un piccolo capolavoro.» Luciano Domenighini

sabato 31 agosto 2013

Recensione critica, a cura di Susanna Polimanti, su «Per una strada», SBC, 2009

di Emanuele Marcuccio
SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Prezzo: 12,00 Euro


Recensione a cura di Susanna Polimanti



“Tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima, che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione, che ho cercato di esprimere con la mia poesia”: parole stupende ed essenziali, scritte da Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, nella prefazione alla sua silloge "Per una strada" - SBC Edizioni. La nostra vita è cammino lungo sentieri tortuosi e lineari, un passaggio attraverso il tempo terreno. La poesia di Marcuccio percorre età e stati d’animo differenti, una mescolanza di presente e passato, ogni aspetto della sua realtà poetica è profondamente legato a forti tradizioni artistiche e culturali della sua terra di origine, nonché alla sua storia personale.

Definirei Emanuele Marcuccio un poeta dallo stile arcaico, un’anima antica che predilige l’essere all'avere, un attento ermeneuta alla continua ricerca filologica; in ogni suo verso è estremamente tangibile l’amore per la parola, la sua lirica palesa un’intensa spiritualità, ricorda le antiche odi greche e latine. Memore delle prestigiose liriche classiche, ai cui autori Marcuccio dedica svariati canti, si fa mentore egli stesso, con parole ardenti e passionali penetra tutto ciò che nel mondo è essenziale, suggerisce coraggio ed infonde speranza. Una vena poetica di altri tempi dunque, espressione di affetti e sentimenti su temi come la patria, l’amore, la natura e la libertà dell’individuo; egli manifesta nei suoi versi emozioni che riflettono la contraddizione del proprio tempo in una società moderna di massa, parole che respirano atmosfere di degrado ed ingiustizie di un progresso pervaso dall'indifferenza verso ogni creatura dell’universo, che siano animali, eventi o luoghi. La dolce e malinconica consapevolezza della capacità distruttiva dell’uomo si alterna e s’intreccia con voci comuni e tradizionali in versi vivaci e coloriti. La sua lirica è echeggiante e pregiata, pregnante di significati connotativi in un insieme di emozioni, immagini ed effetti che la parola è capace di evocare. Imperante il desiderio di un rifugio interiore che sfocia nella dolce catarsi della poesia. Non a caso nella silloge “Per una strada” ritroviamo spesso il verbo “inabissarsi”, il poeta vive ogni suo verso esattamente come specchio interiore, visione del mondo e mondo essa stessa, secondo quel ritmo purificatorio che le ha impresso. La sua opera è immagine pura della sua stessa integrità e fedeltà al momento creativo originale.
Profonda e costante la presenza divina la cui ispirazione è tracciato potente e luminoso dell’evoluzione artistica di Emanuele Marcuccio; un poeta-musico, la cui poesia ritengo possa egregiamente essere accompagnata dal suono di uno strumento musicale e magari cantata in un suggestivo teatro, come affascinante può considerarsi la lettura dei suoi versi.

(Scrittrice, critico-recensionista)

Cupra Marittima (AP), 29 agosto 2013



ebay



(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)


giovedì 11 luglio 2013

Presentazione dei miei due libri e dell'Antologia Int. TPLM: Palermo, 16 giugno 2013





A Palermo, presso la sede unica dell'Associazione Artistica e Culturale "Centro Caterina Lipari" e "Romantic Museum", il 16 giugno 2013 si è tenuta la presentazione di «Per una strada» (SBC Edizioni, 2009) e «Pensieri minimi e massime» (Photocity Edizioni, 2012) di Emanuele Marcuccio. A seguire si è presentata l'Antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue "TraccePerLaMeta" (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013).
Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario); Monica Fantaci (poetessa, scrittrice, critico-recensionista).
Sono intervenuti: Gabriele Filippone (Vicepresidente dell'associazione); Luciano Domenighini (critico letterario, poeta), tramite messaggio letto da Lorenzo Spurio; Pierangela Castagnetta (poetessa), tramite messaggio letto da Monica Fantaci.
Per l'Antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta sono intervenuti: Emanuele Marcuccio (poeta, aforista, membro di giuria del I Concorso Letterario Internazionale TraccePerLaMeta); Monica Fantaci (poetessa, socia dell'Associazione TraccePerLaMeta).
L'evento è stato promosso da Euterpe Rivista Di Letteratura e dall'Associazione Culturale TraccePerLaMeta, con il patrocinio dell'Associazione Artistica e Culturale "Centro Caterina Lipari" e "Romantic Museum".




Da sinistra Lorenzo Spurio e Monica Fantaci

Da sinistra Gabriele Filippone, Emanuele Marcuccio e Lorenzo Spurio

Da sinistra Emanuele Marcuccio, Lorenzo Spurio e Monica Fantaci

Presentazione di «Per una strada»
(SBC Edizioni, 2009), di Emanuele Marcuccio
Presentazione di «Per una strada»
(SBC Edizioni, 2009), di Emanuele Marcuccio




Lorenzo Spurio legge l'intervento di Luciano Domenighini
Monica Fantaci legge l'intervento di Pierangela Castagnetta
Presentazione di «Pensieri minimi e massime»
(Photocity Edizioni, 2012), di Emanuele Marcuccio



Presentazione dell'Antologia del I Concorso Letterario
Internazionale Bilingue "TraccePerLaMeta
(TraccePerLaMeta Edizioni, 2013)




venerdì 26 aprile 2013

Omaggi a García Lorca, ciclo poetico da «Per una strada» di Emanuele Marcuccio, tradotto in lingua spagnola da Lorenzo Spurio

La traduzione delle poesie è stata pubblicata sul numero di aprile
della rivista on-line internazionale “Suroeste” (pp. 164-167),
insieme alla versione in lingua originale.
Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca (1898-1936)




OMAGGIO A GARCÍA LORCA[1]



Felce d’azzurro
scrosci di tempesta vespertina,
autunno vaporoso e nodoso,
rammarico dell’ormai svanito,
vita rossa di sangue coagulato,
erpici identici e convessi
in un plotone di fucileria,
schizzi incandescenti trasvolano
per la dura terra,
per un cielo di speranze placate,
di ardente divampamento di luce
a foggia di croce,
verso un punto centrale.


L’immagine riproduce l’opera “Fucilazione in campagna”
di Renato Guttuso.
Immagine pubblicata a fini esclusivamente
culturali e non commerciali.
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HOMENAJE A GARCÍA LORCA[2]



Helecho de azúl,
estallidos de tempestad vespertina,
otoño vaporoso y nudoso,
pena de lo despistado ya,
vida roja de sangre coagulada,
arados[3] idénticos y convexos
en un pelotón de fusilería,
salpicaduras candentes sobrevolan
por la dura tierra,
por un ciel de esperanzas aplacadas,
de ardiente brote de luz
en forma de cruz
hacia un punto central.




SECONDO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[4]



Ali di vaporoso verde,
pettini concentrici
si schiantano nel mare
in rigurgito azzurro.

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SEGUNDO HOMENAJE A GARCÍA LORCA[5]



Alas de vaporoso verde,
peines concéntricos
se reventan en el mar
en regolfo azúl.




ASSASSINIO
TERZO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[6]



Putrida vena,
d’un orizzonte disseccato.
I nardi esplorano
il loro chiacchiericcio inconsueto,
e nuvole di fango inondano
coi loro piombi infuocati.
Un’alba azzurra
si stende solitaria
su ambiguo crocevia,
e un riverbero di verde luna
si accende, su occhi di fumo.


L’immagine riproduce l’opera “Alberi al chiaro di luna” 
 di Caspar David Friedrich (1774-1840)




FUSILAMIENTO[7]
TERCER HOMENAJE A GARCÍA LORCA[8]



Podrida vena,
de un horizonte desecado.
Los nardos exploran
sus chácharas insólitas
y nubes de lodo inunadan
con sus plomos de fuego.
Un almanecer azúl
se extiende solitario
en ambigua encrucijada,
y un riverbero de verde luna
se enciende, sobre ojos de humo.




DISTANZA
QUARTO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[9]



A strapiombo sul mare
si staglia l’ombra
d’un alga rinsecchita,
l’ombra d’un orizzonte
chimerico.

Immagine da: http://farm4.static.flickr.com/3062/2773381003_8f02fb8a45_b.jpg
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DISTANCIA
CUARTO HOMENAJE A GARCÍA LORCA[10]



En desplomo sobre el mar
se recorta una sombra
de una alga resecada,
la sombra de un horizonte
quimérico.



EMANUELE MARCUCCIO

è nato a Palermo (Italia) nel 1974, scrive poesie dal 1990.
Partecipa a concorsi letterari nazionali e internazionali di poesia ottenendo buone attestazioni e la segnalazione delle sue opere in varie antologie.
Dal 1990 sta scrivendo un dramma in versi liberi, ambientato al tempo della colonizzazione dell'Islanda, di argomento storico-fantastico.
Ha inoltre scritto vari aforismi, ottantotto dei quali sono stati raccolti nella silloge «Pensieri minimi e massime» (Photocity Edizioni, 2012).
Ha curato prefazioni a sillogi poetiche. È collaboratore della rivista on-line di letteratura "Euterpe". È stato membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente su "Literary", nell'Atlante letterario italiano, con una sua scheda. È presente su «L'evoluzione delle forme poetiche», Archivio storico e consuntivo critico (realizzato per le scuole) dell'ultimo ventennio poetico (1990-2012) per Edizioni Kairòs, 2013.
Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie dal titolo «Anima di poesia».

EMANUELE MARCUCCIO

ha nacido en Palermo (Italia) en 1974; escribe poemas desde 1990.
Participa a concursos literarios nacionales e internacionales donde consigue buenas atestaciones y menciones de sus obras, luego publicadas en varias antologías.
En marzo del 2009 ha publicado la colleción de poemas “Per una strada” (SBC Edizioni), que ha obtenido reseñas de varios estudiosos y criticos. Desde el 2010 ha curado la publicación de cinco recopilaciones  poéticas.
Desde el 1990 está escribiendo un drama en verso libre, que tiene su escenario en el tiempo de la colonización de Islandia, de argomento historico-fantástico.
Ha escribido, además, un número de aforismas, ochentaocho de los cuales han sido collecionados en el libro “Pensieri minimi e massime” (Photocity Edizioni, 2012).
Ha curado prefacios de silloges poéticas. Es colaborador de la revista on-line de literatura “Euterpe”. Ha sido miembro del jurado en concursos literarios nacionales e internacionales. Tiene su perfil personal de escritor en la página “Literary”, el Atlas literario italiano. Está presente en “L’evoluzione delle forme metriche”, Archivio storico e consuntivo critico (realizado para las escuelas) de los últimos veinte años de poesía (1990-2012) publicado por Edizioni Kairòs en 2013.
Está trabajando a una nueva publicación de poemas cuyo título será “Anima di poesia”.





[1] Ispirata alla barbara fucilazione del grande poeta presso Víznar (Granada), avvenuta il 19 agosto 1936. Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 74.
Questi quattro omaggi al grande poeta Federico García Lorca sono scaturiti dopo la lettura di un’antologia delle sue poesie, letta in traduzione italiana. Ho cercato poi di imitare, in maniera personale, il suo stile. [N.d.A.]
[2] Poema ispirado al bárbaro fusilamiento del grande poeta en las cercanías de Víznar (Granada), ocurrido el 19 de agosto del 1936. Este poema ha sido publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 74. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
Estos cuatro homenajes al grande poeta Federico GarcíaLorca han surgido después de la lectura de la antología de sus poemas, leída en traducción italiana. He intentado imitar su estilo, en línea con mi poética personal. [N.d.A.]
[3] Con “arado” se entiende la parte posterior que se junta al tractor y que en tiempos pasados era juntada a los animales para arar la tierra y que tiene su sinónimo en “roturador”. [N.d.T.]
[4] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75.
[5] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
[6] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75.
[7] La más fiel traducción en lengua española del título de esto poema habría sido “Asesinato” o “Homicidio”, pero he intentado guardar el grande impacto emotivo de la lirica, eligiendo “Fusilamiento” o sea el particular tipo de morte que ocurrió al poeta. [N.d.T.]
[8] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
[9] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 91.
[10] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 91. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
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