Ingólf Arnarson - Dramma
epico in versi liberi
di Emanuele Marcuccio
Introduzione a cura
dell’autore

Nel dramma mi sono servito
di una mia personale e astorica presenza in Islanda di popolazioni indigene di
stirpe germanica, di credenza pagana e prossime alla conversione al
cristianesimo, alle quali ho contrapposto, di volta in volta, i normanni4
(o i vichinghi) ossia gli uomini del nord (norsemenn),
i norvegesi che furono grandi colonizzatori del nord Europa, di fede pagana. Si
tratta, ovviamente, di una mia scelta utilizzata per la caratterizzazione dei
personaggi che non è motivata da fondamenti culturali-letterari né
storici-documentatistici.
Nell'opera chiamo
l’Islanda con l’antico nome di “Thule”,
in riferimento al suo primo scopritore, l’esploratore, astronomo e geografo
greco Pitea
di Marsiglia (380 - 310 ca. a.C.) che, secondo la tradizione, scoprì l’isola
durante un viaggio di esplorazione dell’Europa nord occidentale, intorno al 325
a.C.
La decisione di ambientare
un dramma in Islanda, genere letterario inedito nella mia produzione, è
scaturita dalla fascinazione verso questo paese nata dalla visione di una brochure con meravigliosi paesaggi di quel paese. Mi sono
documentato su quella realtà e ho letto l’interessante racconto ottocentesco, Viaggio nell’interno dell’Islanda di Natale Nogaret. A partire dal maggio 1990 ho iniziato
la stesura del dramma in versi liberi che, ho completato il 19 aprile 2016: un
totale di 2380 versi con un lavoro di ben diciannove anni escludendo i sette
complessivi di interruzione, cesellando il verso, sempre alla ricerca della
migliore musicalità e fluidità nel ritmo, nella cadenza e alla lettura. Versi
liberi e non certo anarchici, versi di varia lunghezza, sorretti da una diversa
metrica, costituita non dal numero delle sillabe o dalla rima, ma da assonanze,
consonanze, figure di suono e dalle necessarie figure retoriche. Con tutto il
rispetto per i grandi poeti della nostra letteratura, i quali, fino
all'Ottocento hanno fatto largo uso di metrica quantitativa, al punto da
comprendere che il suo impiego non era più necessario. E se nella poesia tout court, dal gennaio
2013 ho abbandonato la punteggiatura, sempre alla ricerca di una maggiore
sintesi ed essenzialità, nella poesia del dramma non mi è stato possibile
farlo, in quanto lo ha richiesto l'ars
narrandi, la quale ha dovuto sottostare al dolce giogo dell'ars poetandi.
La poesia fa parte del mio
essere, la prosa non è nelle mie corde (preferisco leggerla), non riuscirei mai
a scrivere un racconto, né un romanzo. Ho scelto quindi il teatro e un dramma
in versi liberi per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo,
continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta.
Benché in molti mi abbiano
espresso perplessità sulla difficoltà dell’opera sono estremamente contento che
un caro amico compositore si sia gentilmente offerto di scrivere le musiche di
scena per questa mia opera teatrale. Anzi, alla fine del 2015 un critico
letterario ha deciso di lavorare a un saggio monografico sul dramma in versi,
che ha completato a dicembre 2016. E la pittrice Alberta Marchi ha realizzato
un dipinto ispirato al dramma, che ho scelto come immagine per la copertina.
Il dramma è stato
pubblicato il 28 agosto 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa
Editrice, nella collana di Poesia "Ballate". La prefazione è a cura
dello scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio che attendeva fin dal 2011
che lo completassi; come postfazione, d’accordo con la Bonanni, ho scelto il
penultimo capitolo (“Una introduzione alla drammaturgia dell’Ingólf Arnarson“) del suo
inedito saggio monografico, che pubblicherà prossimamente; impreziosisce il
tutto una nota storica a cura del Prof. Marcello Meli, ordinario di Filologia
germanica presso l’università di Padova e una quarta di copertina a cura del
critico letterario e poetessa Francesca Luzzio.
Emanuele Marcuccio
(Ultima modifica, 01
settembre 2017)
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approfondimento si rimanda a questo post sul Blog.
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1 «Nell’autore
c’era anche la volontà di poter ascrivere il suo lavoro a un dato filone o
categoria letteraria a partire dalle forme e dalle strutture che lo
caratterizzassero. Se inizialmente l’autore definì l’opera poema drammatico,
con una maggiore riflessione, e portando esempi concreti di questo genere di
opera con le necessarie divergenze dal suo manoscritto, ha pensato che forse la
definizione più consona e pregnante - sebbene abbastanza verbosa - fosse quella
di dramma epico in versi liberi. L’intenzione era stata quella di privilegiare
nella catalogazione in un genere non solo il contenuto (l’epica) ma anche la
forma (quella teatrale, appunto, di un dramma).» (dalla Prefazione di Lorenzo
Spurio a Emanuele Marcuccio,
Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti,
Santa Maria Nuova (AN), Le Mezzelane, 2017, p. 27).
2 Su
suggerimento del linguista e antropologo, Dario Giansanti, direttore e fondatore del
progetto “Bifröst”,
ho preferito utilizzare la lezione onomastica dell’islandese antico Ingólf,
filologicamente più corretta, piuttosto che quella moderna di Ingólfur. Sempre
su suo suggerimento i nomi norreni sono stati semplificati eliminando, dove
possibile, la desinenza (-r)
del nominativo singolare.
3 I
riferimenti storici presenti nel dramma sono: la colonizzazione dell’Islanda,
con approdo nella baia dell’attuale Reykjavík (874 ca. d.C.); l’insediamento
eremitico dei papar, monaci irlandesi (inizio del IX sec.)
e la fitta vegetazione islandese di salici e betulle, in seguito scomparsa, per
la costruzione navale, la forte presenza di pecore e l’edilizia.
4 Il
termine “normanni” è inteso solo in senso etimologico, come uomini nordici
(civilizzati), non in senso storico, differenziandoli dai vichinghi che sono
pirati e selvaggi (barbari).
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