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martedì 31 dicembre 2013

“Barbagianni”, una video-poesia, di Emanuele Marcuccio









"Barbagianni", poesia di Emanuele Marcuccio, edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, Ravenna, 2009, p. 66.


Barbagianni 

Clownesco rapace, 
che ti gitti per valli 
e per tramonti, 
la testolina tonda giri 
e non ti curi del futuro, 
e sempre cerchi 
di portare il cibo 
ai tuoi pulcini. 
Grande strage fece l'umana 
saccente ignoranza, ignara 
della tua trasparente bellezza. 

20 febbraio 1996

Una video-poesia realizzata da Emanuele Marcuccio.
Musica Royalty Free 
(Free and Legal distribution by Jamendo)
Evan LE NY
La Foret
(dall'album "Alice")

In ordine le immagini sono tratte da:



Pubblicate a fini esclusivamente culturali e non commerciali. I diritti (Copyright ®) sono riservati ai legittimi proprietari.




Nel 2014 la poesia è stata commentata dal critico letterario e poeta bresciano, Luciano Domenighini, per il Volume Dipthycha 2, antologia poetica di dittici a due voci.



«Due periodi, uno di otto versi e l’altro di tre, compongono invece la poesia di Marcuccio sul barbagianni.
Il primo periodo, in forma di polisindeto, è notevole per la straordinaria capacità ritrattistica dell’icastico senario nominale d’esordio (“Clownesco rapace”) per poi sciogliersi in tre versi aerei, idilliaci e mobilissimi (“che ti gitti per valli/ e per tramonti/ la testolina tonda giri”) e rimarcare infine, nei restanti quattro versi, l’indole innocente e oblativa dell’animale.
La terzina finale, ammonitrice, che compone il secondo periodo, contiene una reprimenda all’insensata e arrogante ferocia dell’uomo, reo di aver fatto strage di questa meravigliosa creatura definita, con felice invenzione verbale, di “trasparente bellezza”.
Per la sobrietà e la nitida semplicità dell’esposizione quest’ode al barbagianni è un piccolo capolavoro.» Luciano Domenighini

sabato 31 agosto 2013

Recensione critica, a cura di Susanna Polimanti, su «Per una strada», SBC, 2009

di Emanuele Marcuccio
SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Prezzo: 12,00 Euro


Recensione a cura di Susanna Polimanti



“Tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima, che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione, che ho cercato di esprimere con la mia poesia”: parole stupende ed essenziali, scritte da Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, nella prefazione alla sua silloge "Per una strada" - SBC Edizioni. La nostra vita è cammino lungo sentieri tortuosi e lineari, un passaggio attraverso il tempo terreno. La poesia di Marcuccio percorre età e stati d’animo differenti, una mescolanza di presente e passato, ogni aspetto della sua realtà poetica è profondamente legato a forti tradizioni artistiche e culturali della sua terra di origine, nonché alla sua storia personale.

Definirei Emanuele Marcuccio un poeta dallo stile arcaico, un’anima antica che predilige l’essere all'avere, un attento ermeneuta alla continua ricerca filologica; in ogni suo verso è estremamente tangibile l’amore per la parola, la sua lirica palesa un’intensa spiritualità, ricorda le antiche odi greche e latine. Memore delle prestigiose liriche classiche, ai cui autori Marcuccio dedica svariati canti, si fa mentore egli stesso, con parole ardenti e passionali penetra tutto ciò che nel mondo è essenziale, suggerisce coraggio ed infonde speranza. Una vena poetica di altri tempi dunque, espressione di affetti e sentimenti su temi come la patria, l’amore, la natura e la libertà dell’individuo; egli manifesta nei suoi versi emozioni che riflettono la contraddizione del proprio tempo in una società moderna di massa, parole che respirano atmosfere di degrado ed ingiustizie di un progresso pervaso dall'indifferenza verso ogni creatura dell’universo, che siano animali, eventi o luoghi. La dolce e malinconica consapevolezza della capacità distruttiva dell’uomo si alterna e s’intreccia con voci comuni e tradizionali in versi vivaci e coloriti. La sua lirica è echeggiante e pregiata, pregnante di significati connotativi in un insieme di emozioni, immagini ed effetti che la parola è capace di evocare. Imperante il desiderio di un rifugio interiore che sfocia nella dolce catarsi della poesia. Non a caso nella silloge “Per una strada” ritroviamo spesso il verbo “inabissarsi”, il poeta vive ogni suo verso esattamente come specchio interiore, visione del mondo e mondo essa stessa, secondo quel ritmo purificatorio che le ha impresso. La sua opera è immagine pura della sua stessa integrità e fedeltà al momento creativo originale.
Profonda e costante la presenza divina la cui ispirazione è tracciato potente e luminoso dell’evoluzione artistica di Emanuele Marcuccio; un poeta-musico, la cui poesia ritengo possa egregiamente essere accompagnata dal suono di uno strumento musicale e magari cantata in un suggestivo teatro, come affascinante può considerarsi la lettura dei suoi versi.

(Scrittrice, critico-recensionista)

Cupra Marittima (AP), 29 agosto 2013



ebay



(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)


giovedì 11 luglio 2013

Presentazione dei miei due libri e dell'Antologia Int. TPLM: Palermo, 16 giugno 2013





A Palermo, presso la sede unica dell'Associazione Artistica e Culturale "Centro Caterina Lipari" e "Romantic Museum", il 16 giugno 2013 si è tenuta la presentazione di «Per una strada» (SBC Edizioni, 2009) e «Pensieri minimi e massime» (Photocity Edizioni, 2012) di Emanuele Marcuccio. A seguire si è presentata l'Antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue "TraccePerLaMeta" (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013).
Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario); Monica Fantaci (poetessa, scrittrice, critico-recensionista).
Sono intervenuti: Gabriele Filippone (Vicepresidente dell'associazione); Luciano Domenighini (critico letterario, poeta), tramite messaggio letto da Lorenzo Spurio; Pierangela Castagnetta (poetessa), tramite messaggio letto da Monica Fantaci.
Per l'Antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta sono intervenuti: Emanuele Marcuccio (poeta, aforista, membro di giuria del I Concorso Letterario Internazionale TraccePerLaMeta); Monica Fantaci (poetessa, socia dell'Associazione TraccePerLaMeta).
L'evento è stato promosso da Euterpe Rivista Di Letteratura e dall'Associazione Culturale TraccePerLaMeta, con il patrocinio dell'Associazione Artistica e Culturale "Centro Caterina Lipari" e "Romantic Museum".




Da sinistra Lorenzo Spurio e Monica Fantaci

Da sinistra Gabriele Filippone, Emanuele Marcuccio e Lorenzo Spurio

Da sinistra Emanuele Marcuccio, Lorenzo Spurio e Monica Fantaci

Presentazione di «Per una strada»
(SBC Edizioni, 2009), di Emanuele Marcuccio
Presentazione di «Per una strada»
(SBC Edizioni, 2009), di Emanuele Marcuccio




Lorenzo Spurio legge l'intervento di Luciano Domenighini
Monica Fantaci legge l'intervento di Pierangela Castagnetta
Presentazione di «Pensieri minimi e massime»
(Photocity Edizioni, 2012), di Emanuele Marcuccio



Presentazione dell'Antologia del I Concorso Letterario
Internazionale Bilingue "TraccePerLaMeta
(TraccePerLaMeta Edizioni, 2013)




sabato 26 maggio 2012

Recensione critica edita a cura del Prof. Nazario Pardini su «Per una strada» (2009)


Emanuele Marcuccio,
Per una strada,
SBC Edizioni,
Ravenna, 2009, pp. 100, Euro 12
Recensione critica[1]
a cura di Nazario Pardini


Come un treno,
che passa e vola via,
i binari scintillano,
vano è il paesaggio,
fuggente l’attimo,
istante per istante
corre via,
etereo vapor brilla.



Questa è la vita. Qui il suo scorrere veloce. Qui la sua fugacità. Eppure un “etereo vapore” resterà a brillare. E qui, dunque, anche la speranza. Linguaggio personale e altamente metaforico quello di Marcuccio che ci arriva con immediatezza per il suo dire vicino alle nostre corde sentimentali. Sì, la vita fugge, ma sarà la voglia dell’Eterno a sopperire a questa fragilità. Il fatto di essere umani ci spinge ad azzardare lo sguardo oltre i confini, ad ambire ad un novello viaggio odissaico. E in questo azzardo, partendo da quelle che sono le problematiche reali del nostro esistere, sembra trovare, il poeta, il nesso principale della sua poetica.
Opera elegante, Per una strada, raffinata per veste grafica, e immagine di copertina, in cui, la strada illuminata da un sapido tramonto che si perde nell’incognito, ci dà l’idea di quella che sarà la forza evocatrice della poesia di Marcuccio. La sua filosofia di vita: essere ed esistere per amare, non solo eroticamente, ma per amare, dal profondo del cuore, l’arte, la letteratura, la pittura, la natura!, la natura sì!, in tutte le sue paniche sfaccettature. E sarà la natura stessa ad accompagnare il poeta in questo suo plurale e contaminante percorso. E’ lei che si assume il compito di rivelare in gran parte i segreti più intimi dell'autore. Perché il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli  emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nessi letterari, esonda tutto se stesso. Il verso scorre leggero, fluido, chiaro, come l’acqua di un torrente alla sorgente, dove lucide traspaiono le pietruzze dal suo fondale. E così si snoda la poesia di Marcuccio. Varia e articolata, ma sempre arrivante e suasiva per l’efficacia delle immagini nitide e vissute con grande intensità emotiva. E gli argomenti toccano gli ambiti più scottanti della vita nazionale: la memoria della strage di Capaci “Affrontiamo con forza, / ricordiamo i passati lutti, / giammai dimenticati…”; il tema della pace “E con questo amore / lacrimante e piangente, / o Speranza, da’ a noi / un’alba di pace!”; l’inquinamento “e il sole non sparmierà / i suoi dardi infuocati, / sulle umane genti / la sua collera piomberà”; il diboscamento “Indisturbata avanza / la macchia grigia, / fuoco e fiamme / sull’inerme foresta”. Fino a tematiche esistenziali quali la vita, l’amore, la felicità; o letterarie: "A Vittorio Alfieri", "A Giacomo Leopardi". Ma a dare compattezza e unicità al dipanarsi del tessuto poetico c’è un senso di malinconia, e una profonda coscienza di essere, che renderebbero umano, troppo umano il messaggio dell’autore se non intervenisse quell’aspirazione a un “Eterno” che convalida e rende prezioso il fatto di esistere pur nello spazio ristretto di un soggiorno. Direbbe il poeta: “La vita sarebbe virtuale se non intervenissero la speranza, la memoria, e l’amore ad aprirne un’uscita.”



Arena Metato (Pi), 25 maggio 2012






[1] Pardini, Nazario, Recensione a Emanuele Marcuccio: Per una strada in Lettura di testi di autori contemporanei 1990-2013, The Writer, 2014, pp. 458-459.






Nazario Pardini è ordinario di Letteratura Italiana, poeta, critico letterario e blogger, collabora con riviste specializzate. Ha pubblicato oltre venti libri di poesia e racconti. Saggista, ha curato più di cento prefazioni ad autori contemporanei. È componente di giuria in diversi Premi Letterari. (È laureato in Letterature Comparate e in Storia e Filosofia). Sulla sua opera letteraria hanno scritto tra i tanti, anche Mario Luzi e Giorgio Barberi Squarotti.



Potrete ordinare Per una strada presso la vostra libreria di fiducia o ordinarlo online andando su:




(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)

venerdì 17 febbraio 2012

Ultimi pensieri di un robot (da Per una strada, sbc edizioni, 2009)

Blade Runner è uno di quei film che ho iniziato ad apprezzare con il tempo, tanto da arrivare a metterlo nella mia top five personale.
È il capolavoro di Ridley Scott ed uno dei migliori sci-fi che siano mai stati girati; l’epica scena della morte di Roy mi ha sempre affascinato, chi non ricorda le sue ultime parole!
«Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
e ho visto i raggi “b” balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…
e tutti quei… momenti andranno perduti nel tempo…
Come… lacrime… nella pioggia…
è tempo… di morire…».


«I've seen… things you people wouldn't believe…
Attack ships on fire off the shoulder of Orion…
I watched the c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates…
All those… moments will be lost in time…
Like tears in rain…
Time… to die…».
Roy Batty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.
C’è un libro da cui è tratta l’ambientazione del film, ma non la trama; in questo caso Ridley Scott è andato oltre il libro, è uno di quei rari casi in cui è meglio il film del libro, infatti, è una delle opere minori di Philip K. Dick, il titolo letterale dall’originale inglese è Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradotto più liberamente con Il cacciatore di androidi.
Cito da wikipedia: “Lo scrittore morì poco prima dell’uscita del film, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione. Inizialmente molto scettico sull’intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori del film, che non a caso è dedicato alla sua memoria. In particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l’ambientazione del romanzo”.
Ispirata alla morte di Roy, nel 1995 ho scritto questa poesia, pubblicata nel marzo 2009, nella mia raccolta Per una strada.


Ultimi pensieri di un robot 


O umano mondo avverso,
ch’io mi ribellai,
a ché continuare a lottare?
Il mio sogno elettrico
è morto per sempre.

(27/6/1995)


(Dalla mia raccolta: Per una strada, pag. 71, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)

Foto dal film Blade Runner (1982) di Ridley Scott. Pubblicata a fini esclusivamente culturali e non commerciali. I diritti (Copyright ®) sono riservati ai legittimi proprietari.

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lunedì 29 agosto 2011

Prima recensione (edita), a cura del critico letterario Luciano Domenighini su «Per una strada» (2009)

SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100
ISBN: 9788863470314
Genere: Poesia
Prezzo: 12,00 €

Recensione a cura di Luciano Domenighini


"Per una strada"

La raccolta di poesie "Per una strada" di Emanuele Marcuccio, raccoglie il meglio della sua produzione poetica dal 1990 al 2006. In un arco di tempo così lungo è ravvisabile una evoluzione, soprattutto formale, nel senso della acquisizione di un linguaggio poetico più originale.

Lo stile:
Le poesie di Marcuccio, specie quelle dei primi anni, hanno uno stile composito, con vaghi richiami stilnovistici, epico-rinascimentali, neoclassici, leopardiani. Questo eclettismo, però, è privo di ostentazione; le citazioni e i modi sono sfiorati con leggerezza. Vale la pena, ad esempio, di osservare come il poeta ricorra, e frequentemente, all'elisione. Solitamente, l'elisione è motivata da urgenze metriche, mentre in Marcuccio il suo uso è assolutamente gratuito è un vezzo, una scelta fonetica puramente ornativa.

Le figure retoriche:
La poesia di Marcuccio, avendo, come detto, carattere eclettico ha una certa ricchezza di figure retoriche, anche se prevalgono nettamente figure di soppressione-sottrazione (ellissi, zeugma), o di soppressione-accumulazione (asindeto) oppure di accumulazione, specie quelle reiterative (anafora, epistrofe, paronomasia). Lo schema più frequente è il vocativo, seguito da asindeti o polisindeti multipli, pure associazioni di parole ad effetto "impressionista" in senso descrittivo o elegiaco. Le sequenze in asindeto, hanno effetto subentrante-perfettivo e sono composte da sostantivi, sostantivo-aggettivo, aggettivi o sequenze di verbi transitivi e intransitivi come nel bellissimo "vedi, vive, canta, sussurra." L'impiego di queste figure di accumulazione può avere, come detto, effetto variante-specificante o descrittivo oppure più squisitamente oratorio-enfatizzante, realizzando una "gradatio" emotiva, un vero e proprio climax.

La metrica:
È un poetare libero, polimorfo, ma senza urgenze o scrupoli di ordine metrico. In qualche modo è un poetare istintivo, d'ispirazione, di prima mano. Anche quando l'eloquio poetico si coagula in distici, terzine o persino tetrastici riconoscibili e strutturati in rime o assonanze o paromeosi, sovente il computo delle sillabe, cresce o difetta e la disposizione degli accenti è disritmica. Il tentativo di rima dantesca ("Amor") è sostanzialmente fallito. Altre volte invece il verso è di eccellente struttura metrica (cfr. gli endecasillabi "dolce mi viene all'anima, /cantando" oppure "dell'universo immenso meraviglia"). Ma ciò, quando avviene, avviene per caso, o meglio non avviene intenzionalmente quasi che il poeta seguisse unicamente una sua musicalità del momento.

I contenuti:
Accanto alle numerose composizioni, di impronta prevalentemente moralistica, dedicate a personaggi storici o letterari (notevoli i quattro "omaggi" a Garcia Lorca) i temi prediletti da Marcuccio sono quello paesaggistico-descrittivo, quello amoroso e la poesia civile. Riguardo a quest'ultima merita di essere menzionata "Urlo", dedicata alla tragica fine del giudice Falcone. Con toni rutilanti, epici e tribunizi, il poeta si abbandona sdegnato a una denuncia-condanna senza appello, ricorrendo a un'enfasi tragica quasi omerica, eppure mantenendo, nel messaggio, una chiarezza lampante e inequivocabile.
 
Conclusioni:
Nella pressoché assoluta libertà di impiego di moduli stilistici e soluzioni lessicali, nel lasciarsi guidare dall'ispirazione e dallo spontaneo sgorgare della parola poetica; nel tendere l'orecchio insomma alla musicalità del verso come spontaneamente gli proviene dal cuore e dalla mente, e nel saperla tradurre in versi limpidi e carichi di emozione, sta la caratteristica principale di questo poeta, per conoscere il quale la raccolta "Per una strada", opera prima, pur nella sua varietà stilistica e nella inevitabile impronta esperitiva, rappresenta una fonte preziosa ed esauriente.


a cura di Luciano Domenighini, maggio 2009


Edita in L’arrivista. Quaderni democratici (anno I, Nr. 3), Limina Mentis, Villasanta, 2011, pp. 126-127.
ISBN: 9788895881454 
 

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(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)

venerdì 12 agosto 2011

2000 alberi abbattuti per un campo da golf? No, grazie!

 
Diciamo NO alla costruzione del campo da golf in Pineta
A Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, provincia di Verbania, vogliono abbattere una pineta secolare di 2000 alberi per far posto ad un campo da golf. Invito tutti , amanti della natura a firmare questa petizione per impedire un ennesimo scempio della natura. Grazie per tutto l'aiuto che vorrete e potrete dare sensibilizzando tante altre persone. 
E a voi una mia poesia, dedicata agli alberi, dalla mia raccolta Per una strada, sbc edizioni, 2009.

Alberi al vento 

Verdeggia per l’ampio cielo
la loro chiara aura serena,
svettano violenti
all’immane tempesta;
fermi e piantati rimangono,
mai cedono:
sol l’ampia terra oscura
e gl’infuocati suoi recessi
alfin, li fan recedere.

(3/12/1998)

(Dalla mia raccolta Per una strada, pag. 78, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)

Spesso gli alberi resistono alla tempesta ma non a quella oscura dell’uomo…

Based on a work at www.emanuele-marcuccio.com.



Vi riporto il testo della nota, scritta da Jessica, di Santa Maria Maggiore, che ama molto la sua valle.

"Gli alberi sono le colonne del mondo. Quando tutti gli alberi saranno tagliati, il cielo cadrà sopra di noi."
Dice un vecchio detto indiano.
Mi sto muovendo, ci stiamo muovendo tutti insieme per cercare di fermare l'ennesimo errore che l'uomo commette senza ragionare verso la Natura e verso, in questo caso, il nostro territorio.
Vorrei avere il potere di valorizzare la Valle Vigezzo per quello che ci offre, non per quello che vogliono togliere e costruire. Vorrei avere i soldi e la possibilità di regalare qualcosa ai giovani, che ogni fine settimana se ne vanno via dalla Valle Vigezzo perché non c'é nessun divertimento, se non i soliti bar.
Abbiamo pensato a molte alternative, che pensiamo siano più interessanti e ragionevoli.
Piscina coperta: coprire la piscina presso la Pineta, in modo che sia utilizzabile durante il periodo scolastico, così, anziché scendere a Domodossola per farsi una nuotata, i ragazzi e i residenti possono tranquillamente restare in Valle Vigezzo. Oppure quando piove in estate e fa caldo, essendo coperta, può comunque essere utilizzata.
Ricostruzione del Capanno dei Pini: rimettere in piedi la discoteca del Capanno dei Pini. Non c'è molto da dire su questo. Ci sarebbe più divertimento per i residenti e porterebbe qualche persona in più in Valle Vigezzo, in tutto il periodo dell'anno.
Biblioteca: avere a disposizione una bella biblioteca, dove chiunque possa andare a leggere o studiare, ritrovarsi con gli amici per fare i compiti insieme. 
Internet Point: magari sempre all'interno della biblioteca, un centro con computer e connessione internet per la gente che purtroppo non gode di questo servizio a casa. Sarebbe comodo anche per i ragazzi che vanno a scuola, per ricerche, compiti e tesine.
Sala prove: per chi suona, per chi ama la musica, per chi si riunisce con gli amici per suonare ma non ha lo spazio e il permesso, si potrebbe creare una sala prove, senza dover scendere sempre a Domodossola, avendo problemi con i mezzi e con gli orari.
Pensiamo anche alla gente che lavora fuori dalla Valle Vigezzo, diamo più posti di lavoro!!!

E voi, spendereste tutti quei soldi per un inutile campo da golf?
Causando l'abbattimento di tutti quegli alberi?

Stiamo parlando di un campo da golf che verrà costruito in Pineta, che verrà incentivato dai soldi della regione, che verrà utilizzato in grandi linee per i due mesi estivi (togliendo il fatto che a luglio ha sempre piovuto), dove ne faranno uso poche persone e tutti villeggianti. In inverno sarà ricoperto dalla neve e inutilizzabile fino a marzo, per non parlare dei costi del mantenimento: la rimessa a posto per riaprirlo in stagione, per l'erba che dev'essere sempre in ordine e tagliata sempre (ricordando che il territorio dove verrà costruito è una zona boscosa, dove crescono rovi e felci). 
Un campo a 9 buche. Minimo minimo per essere un bel campo da golf deve avere 18 buche, per fare le cose o si fanno bene o non si fanno!
Si lamentano tutti perché i giovani dalla Valle Vigezzo se ne vogliono andare e avete ancora il coraggio di aprire bocca?
Siete voi che ci state allontanando, siete voi che pensate alle vostre tasche, siete voi che state rovinando la Valle Vigezzo.


domenica 20 dicembre 2009

Vi parlo della silloge di poesia «Per una strada» (2009)


Ho intitolato la mia raccolta “Per una strada”, proprio perché l’ispirazione, furtiva e svelta, mi ha raggiunto, la maggior parte delle volte, proprio per strada: camminando, sull’autobus, ecc…
E pensare che, la poesia da cui ho tratto il titolo per questa raccolta, dapprima l’ho appuntata sul retro di un semplice scontrino della spesa; quando la scrissi, la misi da parte, in seguito capii che, quell’apparentemente semplice poesia nascondeva in sé l’essenza della mia stessa ispirazione, furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i versi che metto sulla carta, passa e vola via e nessuno sa più dove mai sia.Cerco nelle mie poesie di essere spontaneo, semplice e allo stesso tempo profondo; quando uso dei termini un po’ antiquati o difficili, lo faccio unicamente per la loro insita musicalità, non perché io voglia sembrare anacronistico. Nelle mie poesie alcune volte uso delle parole tronche come “cuor, cor, duol, dolor”, altre volte non le uso; di conseguenza, ogni mio verso, ogni mia parola non sono messi a caso, ma seguono un fine musicale e, sono messi lì, proprio per una maggiore scorrevolezza nel ritmo.
Per farvi un esempio, nella poesia “Indifferenza” uso sia “duol”, sia “dolor”.
 Voglio che un mio verso, sia fluido alla lettura e non inciampi in parole aspre o dissonanti. Per farvi un esempio, nella poesia “Là, dove il mare…”, il ritmo si alza e si abbassa, quasi ad imitare il flusso delle onde del mare, e quelle parole tronche non le ho messe a caso, ma per mantenere questo ritmo e quel particolare suono.
Voglio che i lettori delle mie poesie, non le leggano semplicemente, ma le sentano, le ascoltino; non nel senso di ascoltare una recita, ma le leggano con il cuore, interiorizzandole, facendole proprie, partecipando alle emozioni che possono sprigionare.
Le interpretazioni non si esauriscono in una sola, non sarebbe più poesia, ma prosa travestita in versi con degli “a capo” dati a caso.
Questa mia raccolta racchiude in sé ben 109 poesie, frutto di sedici anni della mia vita, dal 1990 al 2006, che possiamo dividere in due parti: una grande prima parte che va dal ’90 al ’99 ed una seconda parte, più piccola, che va dal ’99 al 2006.
Nella prima parte sono ravvisabili riferimenti ai grandi poeti italiani (Foscolo, Leopardi, gli stilnovisti), ma anche Montale, con l'uso del correlativo oggettivo (utilizzato per la prima volta nella poesia “Immagine fugace”) e i lirici greci, come in “Rammarico”.
 Per quanto riguarda Foscolo, Leopardi e gli stilnovisti, i riferimenti si possono ricondurre ai vocaboli utilizzati e non all'imitazione del loro stile; mentre nella poesia “Rammarico” ho cercato di rivisitare lo stile dei lirici greci e, nella poesia “Amor” ho cercato di rivisitare lo stile degli stilnovisti, facendo ricorso alla rima, senza usare la metrica e con la riproposizione del tema della donna-angelo, tanto caro agli stilnovisti.
Quanti hanno già letto le mie poesie, si saranno accorti che io raramente uso la rima, proprio perché penso che essa blocchi e vincoli l'ispirazione, se qualche volta l’ho usata, è stato un uso quasi sempre spontaneo.
Nella prima parte ci sono anche tre omaggi al grande poeta spagnolo Federico García Lorca, di cui ho cercato di imitare, in maniera personale, lo stile.
Le tematiche di questa prima parte sono varie e particolareggiate, si va da poesie dedicate a grandi scrittori e poeti come, Vittorio Alfieri, Giacomo Leopardi, Leonardo Sciascia, Seneca; a episodi di libri, come ne “Lo squarcio nel cielo di carta”, ispirata ad un episodio del “Fu Mattia Pascal” di Pirandello, o a personaggi mitici della letteratura come in “Nausicaa”, “Oreste ad Elettra”, “Ad Astianatte”, “Amleto”, “Cirano di Bergerac”; a compositori come Chopin, Bartók, Prokof’ev, Saint-Saëns.
Si passa da tematiche introspettive come in “Malinconia”, “Indifferenza”, “Ricordo”, “Sogno”, “Desiderio improvviso”, “Stelle sul mare”, “Palermo”; a tematiche civili come ne “L'inquinamento”, “Pace”, “Albania”, “Massacro”, “Urlo”, quest’ultima scritta nel giorno del primo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e agli uomini della scorta.
Si va da poesie dedicate alla visione di quadri come “Le mietitrici” di J. F. Millet, “Alla Gioconda” di Leonardo da Vinci; a poesie dedicate a personaggi storici come “Annibale”.
Infine abbiamo anche il tema religioso, come in “Perdono” e “Perdona!”.
Per passare ufficialmente dalla prima alla seconda parte utilizzo la poesia “Veritiero ardir”, con la quale annuncio il mio cambiamento di stile, scritta nel 1999, all’indomani della notizia della prossima pubblicazione, in un’antologia, di 22 mie poesie; ma già in alcune della prima parte sono ravvisabili dei piccoli cambiamenti di stile come in “Istante di tempo”, “Urlo”, “Cime”, “Indifferenza”, “Palermo”, “Barbagianni”, “Sé e gli altri”, “L’orologio”, “Piccola ambulanza”, “Ultimi pensieri di un robot”, quest’ultima ispirata alla morte di Roy, dal film “Blade Runner” di Ridley Scott.
Si ravvisano cambiamenti ancora più sostanziali anche in “Memoria del passato”, “Per una strada”, “Picchi di silenzio”, “Stelle sul mare”, “Desiderio improvviso”, “Fuoco”.
Con mia grande sorpresa, come mi ha fatto notare un amico, anche lui poeta esordiente, in alcune mie poesie c’è della metrica spontanea, come in “Canto d’amore”, “Il grillo col violino”, “Dolcemente i suoi capelli…”, tutte e tre appartenenti alla seconda parte.
A partire dalla seconda parte, che copre indicativamente gli anni dal 1999 al 2006, il mio stile si fa più profondo e maturo, non più necessariamente legato a poeti specifici, tranne ne “Il grillo col violino”, in cui vi è ravvisabile il Pascoli nell’uso delle onomatopee e, in “Dolcemente i suoi capelli…”, un mio modesto omaggio alla grande stagione della poesia italiana dei tempi passati. L’ispirazione per scrivere questa poesia, mi è stata data guardando di sfuggita il viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus.
In questa seconda parte inizio a raggiungere il mio ideale poetico, la semplicità di espressione unita alla profondità di significato.
Per quanto riguarda le tematiche di questa seconda parte, abbiamo la tematica civile, come in “Per i rifugiati”, “Verde, bianca, rossa terra”, quest’ultima ispirata ai vari episodi di violenza che, purtroppo avvengono in Italia e spesso compiuti da chi è chiamato a far rispettare la legge, ecco il perché di questo titolo così significativo.
Abbiamo la tematica introspettiva, che penso non debba mai mancare tra i temi delle poesie di un qualsiasi poeta, come in “Canto d’amore”, “In volo”, “Là, dove il mare…”, quest’ultima scaturita a due mesi di distanza da una delusione amorosa, in cui c’è il desiderio di dimenticare, anche se permane il dolce ricordo di questo breve amore.
Abbiamo il tema della dedica, come in “Fremere”, poesia dedicata a mio padre, non vedente da quando avevo un anno; in cui ho cercato di immaginare quello che potrebbe provare, un uomo che diventa non vedente.
Abbiamo il tema degli episodi o personaggi di argomento letterario, come in “Veglia notturna di Hagen”, “Natasha”, quest’ultima dedicata alla figura di Natasha Rostova, ispiratami dalla lettura del romanzo di Tolstoj “Guerra e pace”.
Abbiamo il tema paesaggistico, come in “Primavera” e in “Paesaggio”, in quest’ultima vi è la descrizione di un paesaggio dell’anima e non di un paesaggio necessariamente reale.
Abbiamo il tema religioso nella poesia “Accoglili nella Tua pace, Signore!”, che ho anche tradotto in inglese ed è stata pubblicata da un editore americano un anno prima della sua versione originale.
Questa poesia è ispirata ad un tragico avvenimento di cronaca locale, l’annegamento di due  pescatori avvenuto nel mare che costeggia la mia amata e martoriata Palermo, che tanta fonte d’ispirazione è per me.
Infine, c’è una curiosità nella mia poesia “Affollamento e inutili affanni”, che conclude la mia raccolta e proprio perché scritta in piedi su un autobus affollato.


Di seguito il gruppo di "Per una strada": www.facebook.com/groups/perunastrada/
Il modo più veloce per acquistare il mio libro Per una strada era richiederlo presso Diffusione Cultura, via Sardegna 3, ang. viale Matteotti
Sesto San Giovanni, Italy, 20099, purtroppo la libreria ha chiuso… potrete ordinarlo presso la vostra libreria di fiducia o ordinarlo online andando su:


©Per una strada, SBC Edizioni, 2009

ISBN: 9788863470314.






(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)
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