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martedì 16 ottobre 2012

Tradotta in spagnolo la recensione di Michele Nigro al mio “Pensieri minimi e massime”

Sul numero di ottobre (anno 7, n. 86) della rivista on-line internazionale "Suroeste" (pp. 152-155) è stata pubblicata, con traduzione a fronte in lingua spagnola, la recensione del critico Michele Nigro al mio Pensieri minimi e massime.
http://issuu.com/suroeste/docs/suroeste_n_86_octubre_2012/153

di Emanuele Marcuccio
PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Genere: Saggistica/Aforismi
Prefazione, a cura di Luciano Domenighini
Postfazione, a cura di Lorenzo Spurio
Curatrice d’opera: Gioia Lomasti
Cover: Francesco Arena
Prezzo: 7,60 €


Segue uno stralcio della traduzione pubblicata sulla rivista: «¿Qué función podrían desempeñar los aforismos en la cultura del siglo XXI? Nosotros, los habitantes de esta gran red, rápida e impaciente, llamada Internet, la mendicidad eterna de tiempo para hacer miles de cosas inútiles disfrazados de necesidad, en busca de información liofilizada y clara, hemos perdido el instinto al ocio creativo y a la reflexión edificante. En este contexto, el aforismo, del griego aphorismós, «definición», desempeña un papel importante en la preservación del patrimonio interior del hombre pensante bajo la forma de cortas secuencias de textos independientes y al mismo tiempo de la inseminación del inner space del lector: como una microscópica vida germinal, capturada y leída por el ojo de un hombre neurótico, sino sediento de pequeñas verdades, el aforismo provoca en el alma de aquel que lo recibe una reacción filosófica inesperada que toma fuerza del  poder de la brevedad. Entre una parada de metro y la siguiente, el tiempo necesario para leer, releer y saborear íntimamente un aforismo, está el secreto oculto de la salvación de nuestro pensamiento anestesiado.
Un secreto que Emanuele Marcuccio, autor de la colección titulada Pensieri minimi e massime, demuestra haber aprendido perfectamente, experimentando los efectos de esta antigua técnica de escritura en primera persona, en su propia vida como poeta y pensador…» continua

giovedì 27 settembre 2012

Emanuele Marcuccio su “Ritorno ad Ancona e altre storie” di Spurio/Carresi

Ritorno ad Ancona e altre storie
di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi
Lettere Animate Editore, 2012

Recensione di Emanuele Marcuccio

La silloge di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie, scritta a quattro mani dallo jesino Lorenzo Spurio e dalla fiorentina Sandra Carresi, si apre con il primo dal titolo “Telefonate anonime”; la narrazione ha il suo esordio in medias res, con il forte rumore del tuono che “fece sobbalzare Giada dalla sedia”, una pagina avanti Giada sobbalzerà per l’arrivo dell’ennesima e sempre silenziosa telefonata anonima mentre “[…] dalla finestra opposta il glicine sembrava quasi voler entrare in casa, tanto era salito.”. Quel glicine, simbolo di amicizia secondo il linguaggio dei fiori, come a voler donare a Giada un senso di protezione nella solitudine della sua casa.
Ma presto un tragico evento sconvolgerà la sua vita: l’omicidio di un’anziana signora proprio nello stesso stabile di sua madre Clara, a Firenze.
La scrittura scorre sicura, veloce e, con abilità consumata, i nostri autori non ci annoiano mai; siamo di fronte a tre racconti, simili nella lunghezza, per esempio a quelli di Thomas Mann o di Hermann Hesse.
La descrizione fisica della protagonista, contrariamente a quello che si può immaginare, avviene alla dodicesima pagina del racconto, improvvisamente, d’acchito, quasi che sia lo specchio del bagno a volercela descrivere: “Era alta e magra, una carnagione ambrata e un bel viso ovale incorniciato da lunghi capelli lisci e neri.”
In questo primo racconto, tranne Giada, ci accorgeremo che tutto non è ciò che sembra, proprio come l’immagine che ci restituisce uno specchio, il quale ci dà solo una realtà superficiale e apparente, così ci ammoniranno i nostri autori nel corso del secondo racconto, “Ciò che trasmette la mente, che si vede attraverso uno specchio, è solo una parte della realtà, l’altra è quella che veste con gli occhi dell’anima, della sua bellezza e del suo respiro.”
Potremmo mai immaginare chi si nasconde dietro quelle silenziose telefonate anonime?
Il secondo racconto porta il titolo di “Ritorno ad Ancona”, si tratta della breve storia d’amore di una coppia non più giovanissima (Rebecca e Vincenzo) a Ischia; la prima reduce da una brutta esperienza coniugale, mentre Vincenzo è vedovo da quattro anni, entrambi però nascondono un grande e insospettato spirito giovanile. Intensamente vivono questo breve amore e, proprio il titolo “Ritorno ad Ancona” diventa metafora di un breve ritorno a una giovinezza che si credeva irrimediabilmente perduta.
Alla fine preferiranno “ritornare” alle loro abitudini, ai loro affetti, a se stessi, ognuno alla loro città che li ha visti crescere, rispettivamente Ancona e Napoli.
Proprio uno stesso spirito giovanile e nostalgico pervade il racconto, Rebecca sente le “farfalle nello stomaco” prima di incontrarsi con Vincenzo, prima che inizi il loro breve ma intenso idillio. Una mano passata sui capelli, portati sensualmente e ingenuamente dietro le orecchie e partirà un bacio.
Il terzo e ultimo racconto si intitola “Un cammino difficile”. Infatti, difficile e tortuoso è il cammino di due genitori (Eva e Alberto) per crescere i figli, ancor più difficile se quei figli sono adottivi e non in tenerissima età, bensì di quattro e cinque anni; così succede che, egoisticamente, uno dei due, il padre nel nostro caso, abbandona il tetto coniugale e lascia la sola madre ad occuparsene, nonostante sia stato lui stesso ad insistere per l’adozione.
Dal punto di vista del numero di pagine “Un cammino difficile” è il racconto più breve della silloge, solo ventuno pagine contro le quasi cinquantanove di “Telefonate anonime” e le quasi trentacinque di “Ritorno ad Ancona”; tuttavia dal punto di vista diacronico della vicenda è il più lungo (poco più di dieci anni) e il più dinamico.
Concludendo, in “Un cammino difficile” il cerchio si chiude. Anche Clara di “Telefonate anonime” era stata abbandonata, perdipiù con una bambina in grembo (Giada), che crescerà da sola e così fa Eva con i due bambini adottivi. Abbiamo quindi un elogio della donna, combattiva e madre nonostante tutto. Questo è “Ritorno ad Ancona e altre storie”, un messaggio di speranza e di felicità insperata, un ritorno a se stessi e amore di madre per i propri figli.

Emanuele Marcuccio
Palermo, 10 settembre 2012


E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE IL PRESENTE TESTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

mercoledì 11 luglio 2012

Prima recensione a "Pensieri minimi e massime", a cura di Patrizia Poli

PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Genere: Saggistica/Aforismi
Prefazione, a cura di Luciano Domenighini
Postfazione, a cura di Lorenzo Spurio
Curatrice d’opera: Gioia Lomasti
Cover: Francesco Arena
Prezzo: 7,60 €



Recensione a cura di Patrizia Poli





Parafrasando Shakespeare (cfr. La Tempesta, atto IV, scena I), siamo fatti della materia di cui sono fatte le stelle: principalmente di atomi di carbonio e di carbonio sono fatti i diamanti. Immensa come le stelle è la vita, preziosa più dei diamanti (aforisma 69)





Non è un saggio né una silloge poetica “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio bensì una raccolta di ottantotto aforismi più una appendice che costituisce parte integrante dell’opera.
L’aforisma 14 è l’enunciazione della poetica di Marcuccio: “Nelle arti, come nella vita, se c’è spontaneità, c’è anche personalità.” L’autore ci appare come un giovane che annota i suoi pensieri, “semplici ma profondi”, come egli stesso tiene a precisare, un giovane d’altri tempi, imbevuto di poesia, da Leopardi, a Pascoli, a Shakespeare, un giovane che si abbevera alla fonte poetica, che ne trae consolazione. Non fa mistero del suo bisogno di recuperare uno sguardo meravigliato sul mondo, il fanciullo pascoliano che è in noi, l’espressione semplice, le parole povere e ripetute ma non prive di valore, la genuinità di baci e abbracci in un rapporto d’amore che è anche dialogo, raccontarsi la vita come dono. È significativa l’insistenza sul concetto di “meraviglia”.
Locandina promozionale,
realizzata da Francesco Arena
L’autore alterna questa enunciazione istintiva con riflessioni più articolate, più intellettuali, forse estrapolazioni e rielaborazioni di saggi, e addirittura con echi da tragedia greca: “Cupo è il nostro tempo, cupa è la scena di questo mondo e il nostro sentire in una tempesta si inabissa.” (aforisma 42)
Mentre riflette sulla lirica, ha barlumi poetici egli stesso: “L’anima del mondo ha ali ad abbracciare il tutto” (aforisma 32).
Marcuccio conosce la poesia e le sue figure retoriche, il correlativo oggettivo che passa da Eliot a Montale - nell’appendice compie, infatti, un notevole e avvincente excursus attraverso i secoli, da Omero a San Francesco fino a Ungaretti - ma è convinto che alla base di tutto ci sia, sempre e comunque, l’ispirazione, vista come folgorazione irrazionale, o meglio pre-razionale, scorciatoia intuitiva.
 L’ispirazione è come la grazia divina, un dono, un capriccio degli dei che investe il poeta, che è solo un recettore, un vaso che attende l’illuminazione, senza la quale c’è solo arido e sterile artificio. Il poeta deve porsi in ascolto, attendere questa voce, questa luce che lo colmerà, che lo trasfigurerà. Solo in seguito potrà rielaborare, limare, ricostruire il materiale grezzo che è, però, già di per sé diamante.




a cura di Patrizia Poli, 5 luglio 2012



È SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE QUESTA RECENSIONE INTEGRALMENTE O IN FORMATO DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

N. B. Tutti i lettori interessati potranno ordinarlo in libreria o direttamente sul sito della casa editrice, si fa prima e spedisce anche in contrassegno.

domenica 24 giugno 2012

Prefazione al mio secondo libro "Pensieri minimi e massime", Photocity, 2012

È uscito il mio secondo libro Pensieri minimi e massime, una silloge di ottantotto aforismi (quarantotto hanno per tema la poesia) e in appendice la mia introduzione alla poesia. Prefazione a cura del critico letterario Luciano Domenighini e postfazione a cura dello scrittore e critico-recensionista, Lorenzo Spurio, curatrice d'opera, la poetessa e scrittrice Gioia Lomasti, anche con un suo cameo, una poesia in mio omaggio.
Pensieri Minimi e massime, Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47.
ISBN: 9788866822400.
Ringrazio lo scrittore Francesco Arena per la creazione della copertina ed il fotografo Edoardo Pisani per aver concesso l'utilizzo di una sua foto per la copertina.
Di seguito il testo della prefazione, a cura di Luciano Domenighini, pp. 1-2.

Questa breve raccolta di pensieri non ha, come spesso accade in opere compilative di aforismi, un intento filosofico, o sociologico o satirico. Non è un trattato organico: la sua brevità e la sua insistenza su pochi temi le danno più l’aspetto di una serie di annotazioni spontanee, del tutto casuale ed estemporanea.
Il tono è austero, lontano dall’ironia, dal gusto per il paradosso, dal compiacimento per il calembour.
Gli enunciati sono sentenziosi e lapidari, eppure spesso pervasi da una mitezza d’animo, da una fede, da un candore, che in qualche modo ne temperano il taglio perentorio e apodittico.
Gli argomenti “filosofici” trattati, tanto speculativi quanto etici, ossia felicità e dolore, amore e morte, funzione consolatoria e edificante dell’arte, senso del tempo, rispetto umano e percezione del trascendente, sono chiaramente informati e illuminati da una formazione cristiana.
Il tema centrale della raccolta è però la poesia di cui l’autore cerca di definire l’essenza, indagandone, con acuto intuito e sincero trasporto, le segrete forze generatrici, le caratteristiche, lo sviluppo, le finalità, individuando nel compiersi del processo comunicativo il suo più autentico senso.
Ben quarantotto aforismi sul totale di ottantotto trattano specificatamente di poesia, ora con note brevi e folgoranti, ora con riflessioni più ampie e articolate.
In certi passaggi, parlando di poesia, Marcuccio fa della poesia. Il tono da enunciativo diviene lirico come negli aforismi quarantasette (“Il silenzio parla al poeta e il poeta osserva anche nel buio.”) e ottanta (“Il poeta è cultore di sogni e ne raccoglie pezzi di cielo.”) o anche nel quarantotto che inizia con una penetrante sequenza di aggettivi riferiti all’ispirazione “misteriosa, inconscia, fuggitiva e spiazzante” e che si chiude con un’autocitazione. Altrove (aforisma settantasei), secondo la concezione platonica, rivendica la natura divina, magica, della poesia e la funzione ancillare del poeta: “Siamo al servizio della poesia, la poesia non è al nostro servizio […]”. Che il poeta sia poi in qualche modo come un mago, un incantatore in grado di penetrare nella realtà reinventandone le forme viene teorizzato nell’aforisma ottantuno: “Scriviamo di una realtà come trasfigurata e, nel contempo, cerchiamo di porgere al lettore una speciale lente d’ingrandimento, che trasfiguri e ingrandisca allo stesso tempo”. Nondimeno nell’aforisma quarantuno rivendica alla poesia anche un ruolo ludico, che coinvolge necessariamente il poeta stesso e che si riaggancia al requisito della spontaneità, sovente reclamato come imprescindibile: “La poesia non è puro artificio, non è sterile costruzione ma piacere per gli occhi e per il cuore, qualcosa che ci meraviglia e ci colma d’interesse, che ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo nostro inquieto nocchiero che è il nostro cuore”.
Pensieri minimi e massime di Emanuele Marcuccio quindi, lungi dall’avere obiettivi trattatistici, si presenta piuttosto come opera a metà fra il manifesto della propria poetica e un diario interiore, costituendo un prezioso corollario alla sua produzione letteraria attraverso il quale è possibile entrare nell’animo e nella natura più riservata di questo scrittore emergente per conoscerne tanto gli aspetti umani quanto le motivazioni artistiche.


LUCIANO DOMENIGHINI

N. B. Tutti i lettori interessati potranno ordinarlo in libreria o direttamente sul sito della casa editrice, si fa prima e spedisce anche in contrassegno.

giovedì 10 maggio 2012

Intervista internazionale (testo spagnolo a fronte) - II Parte



Felice di invitarvi alla lettura della mia intervista internazionale (testo spagnolo a fronte), rilasciata il 15/3/2012 al direttore editoriale di "Suroeste", web-magazine italo-venezuelana, di costume, cultura e società.
La seconda e ultima parte da pag. 112 a 123, nel numero di maggio.
Abilitate javascript, se non lo avete fatto.
Qui, per leggere la prima parte.
Buona lettura!






mercoledì 4 aprile 2012

Intervista internazionale (testo spagnolo a fronte) - I Parte

Felice di invitarvi alla lettura della mia intervista internazionale (testo spagnolo a fronte), rilasciata il 15/3/2012 al direttore editoriale di "Suroeste", web-magazine italo-venezuelana, di costume, cultura e società.
La prima parte da pag. 116 a 123, nel numero di aprile, la seconda parte è andata online nel numero di maggio.
Abilitate javascript, se non lo avete fatto. 
Buona lettura!

giovedì 9 febbraio 2012

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

È uscito il libro di Lorenzo Spurio Ritorno ad Ancona e altre storie, scritto assieme alla scrittrice fiorentina Sandra Carresi ed edito da Lettere Animate diretta da Roberto Incagnoli.
Lorenzo Spurio, scrittore e critico-recensionista, nonché curatore della prefazione al mio dramma d'Islanda (di prossima pubblicazione).

domenica 20 dicembre 2009

Presentazione della silloge di poesia «Per una strada» (2009)

Presentazione del mio libro di poesie Per una strada, tenutasi il 5 novembre 2009 presso la libreria Diffusione Cultura (Via Oslavia, 23) di Sesto San Giovanni (Milano) dalle 18 alle 18,50 ca.
Vi riporto il testo della recensione della prima presentazione.

Emanuele Marcuccio Per una strada

La poesia forma prediletta per esprimere i propri sentimenti
Giovedì 5 Novembre Diffusione Cultura ha ospitato Emanuele Marcuccio, un poeta arrivato dalla lontana Sicilia per presentare la sua raccolta di poesie, da lui tradotte e pubblicate anche all'estero.
Il suo libro, "Per una strada", edito da SBC Edizioni di Ravenna, è una raccolta di 109 poesie che omaggiano grandi figure del passato, spaziando dal mondo della letteratura a quello della musica, senza dimenticare la propria terra, caratterizzate dalla scorrevolezza e dalla musicalità dei versi.
L'autore afferma di aver scelto la poesia per esprimere i propri sentimenti perché per lui è la forma verbale più profonda, strettamente legata alla musica, altra sua grande passione che lo ha spinto a iniziare lo studio del pianoforte.
È con suo grande rammarico che quindi riconosce che la poesia purtroppo non ha grande riscontro di pubblico, soprattutto a causa della sua difficile e non immediata comprensione.
La presentazione è stata contraddistinta dalla lettura di diverse poesie e dal commento di esse da parte di Emanuele Marcuccio.
La prima poesia letta è stata "Là dove il mare", scritta a due mesi di distanza dalla fine di un amore in cui la voglia di dimenticare il dolore è contrastato da una nostalgia verso i dolci sentimenti passati.
Dopo la lettura di questa poesia si è passati a un'analisi generale del libro e ci si è soffermati su una parte in cui sono contenuti ben quattro omaggi a Garcia Lorca, in cui il poeta si ispira alle liriche del grande poeta spagnolo parlando però di temi come la religiosità; per Marcuccio la fede è importante ed è facile ritrovare questo tema tra le righe della sua poesia.
Il titolo "Per una strada" riassume la sua visione dell'ispirazione poetica: qualcosa che scaturisce dal quotidiano e che va fermato prima che svanisca.
A questo proposito l'autore narra un simpatico aneddoto che ci fa capire quanto le sue parole si avvicinino alla realtà: un giorno l'ispirazione è arrivata così all'improvviso da costringerlo ad usare l'unico pezzo di carta che aveva a disposizione,ovvero uno scontrino della spesa.
Questo dimostra che dono capriccioso sia l'ispirazione e quanto si diverta quest'ultima a giocare con la pazienza degli artisti.
Si è dato poi spazio alla lettura di altre liriche, quali "Soffrire" in cui si possono notare una musicalità costante e omaggi stilistici ad Ugo Foscolo, per poi passare ad una poesia dedicata al padre e ad una nata dopo la lettura dell'opera teatrale "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand.
I progetti futuri dell'autore si riconducono alla speranza di pubblicare un'altra raccolta di poesie, poiché la sua attività di poeta non ha intenzione di interrompersi, anzi è più attiva che mai.

Silvia Adriana Oriolo

Recensione tratta da qui

Solo un piccolo appunto però: Non ho ancora pubblicato l'intera mia raccolta all'estero, che grande sogno sarebbe ma, soltanto una poesia tratta da essa e antecedente di un anno alla pubblicazione di Per una strada.



Di seguito il video della presentazione, diviso in tre parti, buona visione!














(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)


Vi parlo della silloge di poesia «Per una strada» (2009)


Ho intitolato la mia raccolta “Per una strada”, proprio perché l’ispirazione, furtiva e svelta, mi ha raggiunto, la maggior parte delle volte, proprio per strada: camminando, sull’autobus, ecc…
E pensare che, la poesia da cui ho tratto il titolo per questa raccolta, dapprima l’ho appuntata sul retro di un semplice scontrino della spesa; quando la scrissi, la misi da parte, in seguito capii che, quell’apparentemente semplice poesia nascondeva in sé l’essenza della mia stessa ispirazione, furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i versi che metto sulla carta, passa e vola via e nessuno sa più dove mai sia.Cerco nelle mie poesie di essere spontaneo, semplice e allo stesso tempo profondo; quando uso dei termini un po’ antiquati o difficili, lo faccio unicamente per la loro insita musicalità, non perché io voglia sembrare anacronistico. Nelle mie poesie alcune volte uso delle parole tronche come “cuor, cor, duol, dolor”, altre volte non le uso; di conseguenza, ogni mio verso, ogni mia parola non sono messi a caso, ma seguono un fine musicale e, sono messi lì, proprio per una maggiore scorrevolezza nel ritmo.
Per farvi un esempio, nella poesia “Indifferenza” uso sia “duol”, sia “dolor”.
 Voglio che un mio verso, sia fluido alla lettura e non inciampi in parole aspre o dissonanti. Per farvi un esempio, nella poesia “Là, dove il mare…”, il ritmo si alza e si abbassa, quasi ad imitare il flusso delle onde del mare, e quelle parole tronche non le ho messe a caso, ma per mantenere questo ritmo e quel particolare suono.
Voglio che i lettori delle mie poesie, non le leggano semplicemente, ma le sentano, le ascoltino; non nel senso di ascoltare una recita, ma le leggano con il cuore, interiorizzandole, facendole proprie, partecipando alle emozioni che possono sprigionare.
Le interpretazioni non si esauriscono in una sola, non sarebbe più poesia, ma prosa travestita in versi con degli “a capo” dati a caso.
Questa mia raccolta racchiude in sé ben 109 poesie, frutto di sedici anni della mia vita, dal 1990 al 2006, che possiamo dividere in due parti: una grande prima parte che va dal ’90 al ’99 ed una seconda parte, più piccola, che va dal ’99 al 2006.
Nella prima parte sono ravvisabili riferimenti ai grandi poeti italiani (Foscolo, Leopardi, gli stilnovisti), ma anche Montale, con l'uso del correlativo oggettivo (utilizzato per la prima volta nella poesia “Immagine fugace”) e i lirici greci, come in “Rammarico”.
 Per quanto riguarda Foscolo, Leopardi e gli stilnovisti, i riferimenti si possono ricondurre ai vocaboli utilizzati e non all'imitazione del loro stile; mentre nella poesia “Rammarico” ho cercato di rivisitare lo stile dei lirici greci e, nella poesia “Amor” ho cercato di rivisitare lo stile degli stilnovisti, facendo ricorso alla rima, senza usare la metrica e con la riproposizione del tema della donna-angelo, tanto caro agli stilnovisti.
Quanti hanno già letto le mie poesie, si saranno accorti che io raramente uso la rima, proprio perché penso che essa blocchi e vincoli l'ispirazione, se qualche volta l’ho usata, è stato un uso quasi sempre spontaneo.
Nella prima parte ci sono anche tre omaggi al grande poeta spagnolo Federico García Lorca, di cui ho cercato di imitare, in maniera personale, lo stile.
Le tematiche di questa prima parte sono varie e particolareggiate, si va da poesie dedicate a grandi scrittori e poeti come, Vittorio AlfieriGiacomo LeopardiLeonardo Sciascia, Seneca; a episodi di libri, come ne “Lo squarcio nel cielo di carta”, ispirata ad un episodio del “Fu Mattia Pascal” di Pirandello, o a personaggi mitici della letteratura come in “Nausicaa”, “Oreste ad Elettra”, “Ad Astianatte”, “Amleto”, “Cirano di Bergerac”; a compositori come Chopin, Bartók, Prokof’ev, Saint-Saëns.
Si passa da tematiche introspettive come in “Malinconia”, “Indifferenza”, “Ricordo”, “Sogno”, “Desiderio improvviso”, “Stelle sul mare”, “Palermo”; a tematiche civili come ne “L'inquinamento”, “Pace”, “Albania”, “Massacro”, “Urlo”, quest’ultima scritta nel giorno del primo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e agli uomini della scorta.
Si va da poesie dedicate alla visione di quadri come “Le mietitrici” di J. F. Millet, “Alla Gioconda” di Leonardo da Vinci; a poesie dedicate a personaggi storici come “Annibale”.
Infine abbiamo anche il tema religioso, come in “Perdono” e “Perdona!”.
Per passare ufficialmente dalla prima alla seconda parte utilizzo la poesia “Veritiero ardir”, con la quale annuncio il mio cambiamento di stile, scritta nel 1999, all’indomani della notizia della prossima pubblicazione, in un’antologia, di 22 mie poesie; ma già in alcune della prima parte sono ravvisabili dei piccoli cambiamenti di stile come in “Istante di tempo”, “Urlo”, “Cime”, “Indifferenza”, “Palermo”, “Barbagianni”, “Sé e gli altri”, “L’orologio”, “Piccola ambulanza”, “Ultimi pensieri di un robot”, quest’ultima ispirata alla morte di Roy, dal film “Blade Runner” di Ridley Scott.
Si ravvisano cambiamenti ancora più sostanziali anche in “Memoria del passato”, “Per una strada”, “Picchi di silenzio”, “Stelle sul mare”, “Desiderio improvviso”, “Fuoco”.
Con mia grande sorpresa, come mi ha fatto notare un amico, anche lui poeta esordiente, in alcune mie poesie c’è della metrica spontanea, come in “Canto d’amore”, “Il grillo col violino”, “Dolcemente i suoi capelli…”, tutte e tre appartenenti alla seconda parte.
A partire dalla seconda parte, che copre indicativamente gli anni dal 1999 al 2006, il mio stile si fa più profondo e maturo, non più necessariamente legato a poeti specifici, tranne ne “Il grillo col violino”, in cui vi è ravvisabile il Pascoli nell’uso delle onomatopee e, in “Dolcemente i suoi capelli…”, un mio modesto omaggio alla grande stagione della poesia italiana dei tempi passati. L’ispirazione per scrivere questa poesia, mi è stata data guardando di sfuggita il viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus.
In questa seconda parte inizio a raggiungere il mio ideale poetico, la semplicità di espressione unita alla profondità di significato.
Per quanto riguarda le tematiche di questa seconda parte, abbiamo la tematica civile, come in “Per i rifugiati”, “Verde, bianca, rossa terra”, quest’ultima ispirata ai vari episodi di violenza che, purtroppo avvengono in Italia e spesso compiuti da chi è chiamato a far rispettare la legge, ecco il perché di questo titolo così significativo.
Abbiamo la tematica introspettiva, che penso non debba mai mancare tra i temi delle poesie di un qualsiasi poeta, come in “Canto d’amore”, “In volo”, “Là, dove il mare…”, quest’ultima scaturita a due mesi di distanza da una delusione amorosa, in cui c’è il desiderio di dimenticare, anche se permane il dolce ricordo di questo breve amore.
Abbiamo il tema della dedica, come in “Fremere”, poesia dedicata a mio padre, non vedente da quando avevo un anno; in cui ho cercato di immaginare quello che potrebbe provare, un uomo che diventa non vedente.
Abbiamo il tema degli episodi o personaggi di argomento letterario, come in “Veglia notturna di Hagen”, “Natasha”, quest’ultima dedicata alla figura di Natasha Rostova, ispiratami dalla lettura del romanzo di Tolstoj “Guerra e pace”.
Abbiamo il tema paesaggistico, come in “Primavera” e in “Paesaggio”, in quest’ultima vi è la descrizione di un paesaggio dell’anima e non di un paesaggio necessariamente reale.
Abbiamo il tema religioso nella poesia “Accoglili nella Tua pace, Signore!”, che ho anche tradotto in inglese ed è stata pubblicata da un editore americano un anno prima della sua versione originale.
Questa poesia è ispirata ad un tragico avvenimento di cronaca locale, l’annegamento di due  pescatori avvenuto nel mare che costeggia la mia amata e martoriata Palermo, che tanta fonte d’ispirazione è per me.
Infine, c’è una curiosità nella mia poesia “Affollamento e inutili affanni”, che conclude la mia raccolta e proprio perché scritta in piedi su un autobus affollato.


Di seguito il gruppo di "Per una strada": www.facebook.com/groups/perunastrada/
Il modo più veloce per acquistare il mio libro Per una strada era richiederlo presso Diffusione Cultura, via Sardegna 3, ang. viale Matteotti
Sesto San Giovanni, Italy, 20099, purtroppo la libreria ha chiuso… potrete ordinarlo presso la vostra libreria di fiducia o ordinarlo online andando su:


©Per una strada, SBC Edizioni, 2009

ISBN: 9788863470314.






(Ultimo aggiornamento delle librerie, 26/3/2018)

La prima intervista (27/3/2009)

Di seguito il testo dell'intervista che ho rilasciato sul sito libriescrittori.com il 27/3/2009!
Intervista a Emanuele Marcuccio
Intervista allo scrittore Emanuele Marcuccio

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Cerco di essere spontaneo, quando scrivo; non voglio limiti stilistici nello scrivere.
L'ispirazione arriva improvvisa, furtiva e svelta, quindi mi metto subito a scrivere; mi è capitato di scrivere anche per strada, su uno scontrino, o su un autobus affollato, in un angolino disponibile.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Ho conseguito il diploma di maturità classica nel 1994, in seguito mi sono iscritto a lettere moderne, senza riuscire a laurearmi per sopraggiunti problemi di salute e familiari.
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere intorno ai quindici anni con dei rudimentali esercizi, solo a partire dai sedici anni la mia scrittura ha iniziato a prendere forma.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Con la mia scrittura cerco di trasfigurare la vita e d'indagarne le tante sfaccettature, cercando di rimanere fedele ai valori in cui credo e di promuoverli.
Quali sono i suoi libri del cuore?
I miei libri preferiti sono i classici.
E quelli che non leggerebbe mai?
Non leggerei mai un romanzo rosa.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Lo sto ancora leggendo “I promessi sposi” di A. Manzoni.
Sono un lento ed attento lettore.
E quello che meno le è piaciuto?
Scelgo con molta attenzione i libri da leggere.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Amo molto la mia terra, la Sicilia, ma non ho molto tempo per visitarla.
Quanta fonte d'ispirazione è per me la mia cara Palermo.
Purtroppo dei mali remoti l'attanagliano e spesso le sue strade stridono luttuose.
Cosa le piace e cosa non le piace dell'editoria odierna italiana?
Mi piace che ci siano editori che diano fiducia e promuovano i lavori di scrittori esordienti, senza chiedere un contributo in denaro, o chiedendone solo una piccola parte.
Non mi piace che, chi non viene segnalato da qualche pezzo grosso o da qualche agente letterario importante, se lo sogna di poter pubblicare con una casa editrice famosa, anche quando merita più di certuni, che vengono pubblicati non per le loro abilità letterarie.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d'oggi?
La cultura è tutto ciò che si riferisce alla letteratura, alla musica, al teatro e alla danza.
Credo che oggigiorno si faccia tanta confusione, la cultura non si basa sull'intrattenimento, ma sulla capacità di lanciare un messaggio, che ci porti a riflettere e ci porti a conoscere, senza mai smettere di riflettere, perché è proprio la riflessione che genera cultura.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Per caso, navigando su internet, circa un anno fa, ho visitato il sito della SBC Edizioni ed ho inviato le mie poesie per e-mail, per avere un loro parere di una possibile pubblicazione, ricevendone un parere positivo.
Cinema: qual è il suo film preferito?
I miei film preferiti sono quelli di fantascienza, a patto che non sconfinino nell’horror.
Mi piacciono anche i film d'autore, come la versione integrale di “Hamlet”, diretta e interpretata con grande maestria e virtuosismo attoriale da K. Branagh; o come “Fahrenheit 451” del grande e compianto F. Truffaut.
Mi piace il genere storico, mi piace il genere thriller, il genere d’azione e il genere biografico.
Musica: la canzone del cuore?
Ascolto principalmente musica classica, ma non disdegno l'ascolto della canzone d'autore.
Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
Quando mi raggiunge l'ispirazione, non sarei in grado di scrivere una poesia direttamente al computer, i miei mezzi devono essere una penna e un foglio di carta (anche se sono lento nello scrivere), non uno sterile foglio di vetro; successivamente mi servirò di quel foglio di vetro per il fine della pubblicazione.
L'ideale sarebbe scrivere di notte, ma l'ispirazione mi può raggiungere in qualsiasi ora della giornata, per l’appunto, anche di notte.
Preferisco scrivere in solitudine, ma mi è capitato di scrivere anche su un autobus affollato o per strada.
Non scrivo in rima per scelta, per me questa blocca o vincola l'ispirazione poetica.
Se la rima raramente è presente, è solo spontanea.
La metrica e la rima sono solo due dei mezzi, non necessari, per pervenire alla forma della poesia.
La rima non spontanea l’ho utilizzata soltanto in una poesia per puro sperimentalismo.
Nella mia poetica ci sono tre punti fermi: la spontaneità, la musicalità, la scorrevolezza del verso.
Il mio ideale poetico si esprime nell'essere semplice ed allo stesso tempo profondo, e penso che sia cosa piuttosto difficile non utilizzando la rima.
Cerco anche la musicalità del verso, cosa oltremodo difficile, se non si scrive in rima.
Quali sono i suoi poeti del cuore?
Leopardi e Pascoli, ma anche Montale.
Leopardi, perché mi piace il suo stile meraviglioso, ma non accetto il suo pessimismo cosmico.
Di Pascoli mi rapisce la poetica del fanciullino, il fanciullo che c’è in ognuno di noi.
Montale, perché la sua poesia mi affascina e conquista quasi in una vertigine per i suoi abissi di profondità.
Come nasce un suo verso?
Seguo una struttura su due fasi fin dal 1990: la prima fase è quella che io chiamo il primo fuoco dell'ispirazione, che può giungere in qualsiasi momento con l'affiorare alla mente dei primi versi; quindi mi metto subito a scrivere in brutta copia e, mentre scrivo, penso i successivi versi da mettere sulla carta.
La seconda ed ultima fase si riferisce alla ricopiatura in bella copia con i vari aggiustamenti grammaticali e retorici, aggiungendo, a volte, anche dei nuovi versi o parole.
Diverso è stato il caso della mia unica poesia scritta in rima, in cui dapprima è arrivato il primo fuoco dell’ispirazione con i primi due o tre versi, successivamente mi sono dedicato alla ricerca della rima, unita al tipo particolare di rima (forse la più difficile, quella dantesca), ed alla proprietà di linguaggio dantesco con l’applicazione delle figure retoriche più adatte.
Come vedete, in questo caso ci sono state tre fasi, e mi meraviglio che mi sono bastati soltanto due giorni; l’ho scritta mentre mi preparavo agli esami di maturità classica.
Uso le figure retoriche e cerco di usarle in maniera spontanea, cercando sempre la musicalità del verso, senza fare uso della rima; ho usato anche lo zeugma, che usa molto Dante.
La figura retorica che uso di più è l’enjambement.
Quanto tempo ci lavora su?
Dai dieci ai trenta minuti ma, in alcuni casi, fino ai due giorni.
Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
Deve esserci la musicalità e la scorrevolezza nella lettura, deve esserci la semplicità di espressione, unita alla profondità di significato.
Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
L’ho scritto nel 1990 e mi trovavo a scuola, in quinta ginnasiale, in un gruppo artistico nel periodo delle occupazioni.
Avevo iniziato a scrivere fin dall’anno prima, ma erano dei semplici esercizi, non poesie.
Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
Far conoscere e leggere le mie poesie a più persone, non solo ai miei parenti, amici e conoscenti.
Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
…e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Semplicemente un verso meraviglioso, il mio preferito in assoluto.
Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
La mia prima raccolta di poesie l’ho intitolata “Per una strada”, dal titolo di una mia poesia, presente in questa raccolta, proprio perché, come primo motivo, l’ispirazione mi ha raggiunto, per la stragrande maggioranza, per strada: camminando per strada, sull’autobus, ecc…
Ma c’è un motivo ben più profondo, che si cela in questa mia, apparentemente semplice poesia.

Per una strada
Per una strada senza fronde
si aggira furtivo e svelto
il nostro inconscio senso,
passa e non si ferma,
continua ad andar via
e non si sa dove mai sia.
Essa nasconde in sé il significato stesso della mia ispirazione furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i miei versi, che metto sulla carta, passa e vola via, e non si sa più dove mai sia.
Ho pensato di dare questo titolo alla presente raccolta fin dal 1999.
Questa mia raccolta contiene 109 poesie ed abbraccia un arco della mia vita lungo ben sedici anni (1990 – 2006): tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima, che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione, che ho cercato di esprimere con la mia poesia.
Il tutto è sorretto dalla fede, il mio pessimismo, infatti, è un pessimismo moderato; se non avessi fede, sarebbe un pessimismo cosmico alla Leopardi, di cui prediligo lo stile delle sue poesie meravigliose e che non poco hanno alimentato la mia ispirazione.
Ecco perché ho usato quel “senza fronde” nella mia poesia, da cui trae nome la mia raccolta; quel “senza fronde” ha un significato fisico e personale: si era in autunno, e per strada c’erano gli alberi senza le fronde, un pomeriggio ombroso, ventoso e senza sole, che annunciava un temporale.
Quel “senza fronde” nasconde in sé un significato ben più profondo; con quel “senza fronde” ho cercato di riassumere il sentimento di straniamento e di smarrimento dell’uomo contemporaneo, che si ritrova privo di valori e di qualcosa in cui credere, simile ad un albero in autunno, spogliato delle sue foglie.
Sorge quindi il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a Qualcuno in cui credere, prima che anche le radici vengano strappate via dalla tempesta dell’inverno.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Questa mia raccolta contiene 109 poesie, essendo il lavoro di sedici anni, ma, se avessi avuto la possibilità di pubblicarla nel ’99, si sarebbe chiamata sempre “Per una strada”, contenendone un po’ di meno.
Ha vinto premi letterari?
No, mai[1].
Crede nei premi letterari?
Ho partecipato a dei concorsi di poesia, che chiedevano una quota di partecipazione, arrivando terzo una sola volta, ma non credo più in questi premi.
Da quando l’ho saputo, parteciperò soltanto a quelli che non chiedono una quota di partecipazione.
Ha altri progetti in cantiere?
Ho cinque poesie inedite[2], l’ultima l’ho scritta il 10 marzo di quest’anno.
Ho scritto un poema drammatico[3], iniziato nel ’90, ambientato al tempo della scoperta dell’Islanda, di argomento storico romanzato, non ancora ultimato e non in rima; nel giugno del 2000 ho terminato il IV atto e soltanto il primo atto si estende per ben 705 versi.
Ho scritto anche quindici aforismi[4] e vari pensieri spirituali, insieme a poesie in forma di preghiera, ma è troppo presto per una loro pubblicazione, aspetto che il loro numero aumenti.
Nell’agenda 2010 “Le pagine del poeta”, dedicata a Mario Luzi, sarà pubblicata una mia poesia, tratta da “Per una strada”.



[1] Non è proprio esatto, c’è stata una menzione d’onore nel 2003 al concorso internazionale di narrativa, pittura e poesia “Città di Salerno”, organizzato dall’associazione culturale “La Tavolozza” per la lirica “Dolce sogno”, ma allora ho partecipato con il mio pseudonimo “Joe Tiziano” e compaio con questo pseudonimo nella menzione d’onore. In seguito, nel 2010, mi hanno conferito una menzione d’onore al I premio internazionale d’arte “Europclub” Messina-Taormina 2010 per la lirica “Là, dove il mare…” da Per una strada, sbc edizioni, 2009.
[2] Adesso le poesie inedite sono più di una ventina e finora ne ho scritto più di 130.
[3] Mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto.
[4] Finora ho scritto 96 aforismi, di cui quattro sono stati pubblicati a dicembre 2010 nell’Antologia del premio internazionale per l’aforisma Torino in Sintesi II edizione 2010, edita dalle Edizioni Joker. Una silloge di 88 aforismi Pensieri minimi e massime è stata pubblicata nel giugno 2012, il mio secondo libro.


(Ultimo aggiornamento delle note, 12/7/2012)


Leggete anche questa intervista che ho rilasciato successivamente per il blog Vetrina delle Emozioni. Per lo stesso blog ho curato finora otto interviste.
Il 15 marzo 2012 ho rilasciato un’intervista al direttore editoriale di “Suroeste”, web-magazine internazionale (italo – venezuelana), di cultura, costume e società. La prima parte di questa ampia intervista è stata pubblicata sul numero di aprile della rivista, la seconda parte sul numero di maggio, il tutto con testo a fronte in lingua spagnola.
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