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sabato 25 luglio 2015

Donato ad AISM il ricavato vendite dell’opera antologica, «Dipthycha 2»


Lieto di informare che, come da accordi, è stato interamente devoluto il ricavato vendite di Dipthycha 2 (opera critico-antologica in dittici a due voci[1], su mio progetto e cura editoriale) ad AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla; ho ricevuto evidenza del versamento tramite bonifico bancario on-line, effettuato dall'Associazione Culturale TraccePerLaMeta. L'accredito a FISM (la fondazione che si occupa di raccogliere le donazioni inviate ad AISM) è di € 250, come ognuno potrà leggere nell'immagine iniziale del presente post. Per la precisione, il ricavato di questa prima edizione di Dipthycha 2, ammontava ad € 238 che, grazie all'associazione è stato arrotondato ad € 250.
Invito gentilmente a diffondere la notizia presso tutti i contatti ed eventuali canali promozionali, onde incentivare gli ordini del libro e poter così avviarne una ristampa, essendo le copie esaurite da qualche mese, cosicché per la seconda edizione si possa procedere a una donazione più consistente. Il libro può essere ordinato agevolmente presso lo store della casa editrice che spedisce anche in contrassegno o presso altri store on-line, oppure presso la propria libreria di fiducia essendo dotato di regolare codice ISBN a tredici cifre: 9788898643257.
www.libreriauniversitaria.it/dipthycha-2-questo-foglio-vetro/libro/9788898643257
www.ibs.it/code/9788898643257//dipthycha-2-questo-foglio.html
www.lafeltrinelli.it/libri/dipthycha-2-questo-foglio-vetro/9788898643257
Insieme aiutiamo AISM a sconfiggere la sclerosi multipla.
Hanno partecipato con me a questo secondo Volume del progetto poetico “Dipthycha” altri diciannove autori felici di aver potuto donare le royalty spettanti: Silvia Calzolari, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Rosalba Di Vona, Donatella Calzari, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Lorenzo Spurio, Francesco Arena, Maria Rita Massetti, Giorgia Catalano, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Rosa Cassese, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti.
Insieme ringraziamo fin d'ora per la collaborazione e per la generosità e auguriamo una buona estate.

Emanuele Marcuccio





[1] Due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

martedì 23 giugno 2015

Nazario Pardini legge «Anima di Poesia», seconda silloge poetica di Emanuele Marcuccio

di Emanuele Marcuccio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80
ISBN: 978-88-98643-08-0
Poesia

Recensione critica[1] 
a cura di Nazario Pardini



Poesia come ricerca di cospirazioni iperboliche

Poesia nitida, chiara, coinvolgente per il  tentativo di scalare la montagna della vita e carpirne da là gli orizzonti più lontani. Ho avuto il piacere di seguire l’evoluzione della poetica di Marcuccio, e, sinceramente, in questa silloge, Anima di Poesia,continuano e si sviluppano le tematiche introspettive e analitico-formali del Nostro: l’attenzione per il figurato, per l’essenzialità della forma, per un crescendo di stilemi che diano corpo ad un sentire generoso e gorgogliante. Un andare malizioso e al contempo spontaneo in cui versi estremamente brevi, trisillabi, si alternano a stesure più ampie (novenari, decasillabi, endecasillabi), per concretizzare le modulazioni dei patemi vicissitudinali:

la punta di un albero in piazza
espande
propaggini
profumi

nella notte

la punta di un iceberg nel glaciale
propaga
bufere

all’aurora (Punte).

Una struttura metrica originale e rampante per forzatura significante e sintattica:  il verso incipitario è formato da una successione di trisillabi, ed è seguito da tre versi  trisillabi a formare la prima strofa. Ne segue una seconda di un solo quaternario, e un’altra ancora di un endecasillabo e due trisillabi. Lo spartito prosodico si chiude con un verso quinario. Una versificazione che intreccia immagini e note musicali di eufonica sonorità da richiedere nel suo ascolto l’accompagnamento di uno strumento musicale. I versi sono sapientemente distribuiti in vista di un effetto euritmico suasivo, generato da una successione di misure alternate: il primo novenario e il sesto endecasillabo dànno il via ad una cadenza che si fa vera sinfonia con la somma degli ultimi tre versi (propaga bufere all’aurora).
Ma qui la ricerca del termine è più puntigliosa, più meditata e lavorata, nei confronti delle opere antecedenti. Emanuele sa e ne è cosciente che la parola non arriverà mai a ritrattare a pieno l’immensità dello spirito umano; per questo le assegna un compito determinante, incisivo, evolutivo, diacronico: prolungarne il senso oltre la sintassi, oltre il valore canonico e storico-linguistico, con invenzioni morfologiche e neologiche di grande maturazione personale. Un climax che denota una volontà di azzardare oltre,  con l’uso di geminatio, enjambements, iterazioni, anastrofi, sinestesie, metonimie, anacoluti, percorsi anaforici, accentuazioni verbali in contesti di estrema densità emotivo-paradigmatica; una concretezza lirica e una asciuttezza verbale di polisemica vis creativa. D’altronde la poesia è un continuo sforzo di cospirazioni iperboliche per avvicinare il più possibile il linguismo alle grandi fughe dell’essere, e dell’esistere; per renderlo fedele esecutore degli intenti emotivi. Troppo lungo sarebbe, e forse anche freddo e retorico, soffermarci sulle tante figure stilistiche che il Nostro usa per dare vivacità esecutiva al suo poetare. Ma quello che possiamo dire è che tutti gli stilemi e tutte le performances tecnico-foniche vanno a vantaggio di una resa d’ensemble considerevole. Un labor limae che si fa sottile intreccio di nèssi nella produzione del canto. Parlare di “Forma” desanctisiana non è di certo eccessivo, se intendiamo per tale quell’equilibrio fra dire e sentire che è prerogativa indispensabile per ogni forma di arte. Sì, il sintagma, la parola, il verbo vòlti a combaciare gli input esistenziali; ed è qui la novità nella novità della poetica di Emanuele. In questa evoluzione sistematica di intensificazioni verbali, di assemblaggi lessicali, di accentuazioni sintagmatiche che dànno forma al logos di una versificazione in cui l’ieri, l’oggi e il domani si embricano indissolubilmente per ovviare alle ristrettezze del tempo. Un canto di meditazione, di inquietudine, di sottile riflessione, di melanconia, di memoria, ma soprattutto di interrogativi sulla vita ed i suoi accadimenti. Non vogliamo parlare certamente di frattura fra i primi testi del Nostro e Anima di Poesia, ma quello che era in germe ora si fa dettato personalissimo, e di maggiore risonanza visiva ed artistica. Una pluralità di suoni e di immagini che fa da prodromico accostamento ad un melologo di antico sapore prepericleo, rinvigorito, però, di nuovo umanesimo. Già ebbi a dire a  proposito del testo Per una strada: “… La sua filosofia di vita: essere ed esistere per amare, non solo eroticamente, ma per amare, dal profondo del cuore, l’arte, la letteratura, la pittura, la natura!, la natura sì!, in tutte le sue paniche sfaccettature. E sarà la natura stessa ad accompagnare il poeta in questo suo plurale e contaminante percorso. È lei che si assume il compito di rivelare in gran parte i segreti più intimi dell'autore. Perché il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli  emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nèssi letterari, esonda tutto se stesso…”. Una profondità di abbrivi interiori che eleva il messaggio di questa silloge dal reale al sublime; un’ascesa di perspicua e polisemica fattura, che parla dell’uomo in quanto tale, con tutte le sue sottrazioni, illusioni e delusioni che trovano rifugio in un amore vasto e incondizionato per questa antica arte. Un’arte che già nei versi della grande Saffo esprimeva il malum vitae. E tanti e plurali i motivi ispirativi:
il panismo, appunto, dove la notte, il mattutino, il cicaleccio, il mare, l’autunno, la luna, i girasoli, gli alberi, le aurore sono tanti simboli di un’anima tutta volta a concretizzare il suo sentire:

Torna l’estate
col suo incessante cicaleccio,
torna l’estate
per gli arbusti accesi
e per le vie,
per le montagne
e per le valli amiche [...] (Torna l’estate)


il memoriale:

Com’eri piccolo e indifeso
in quel letto d’ospedale,
caro papà mio [...] (Caro papà),

le impressioni sensoriali di una realtà sublimata che si sfumano nell’oblio:

[...] l’aria serena della notte
dolce e cristallina
si rabbuia nella notte;
dolce al mattutino
si dilegua nell’oblio (Gli odori della notte),

dove la serenità, la notte (ripetuta), e il nulla hanno molto a che vedere con la Bellezza e la precarietà della vicenda umana,

l’impegno civile

Tutto hanno perduto,
[…]
I sopravvissuti che sopraggiungono
si perdono in quel mare di cemento,
si confondono nella rovina di quelle case,
e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto! (Per i terremotati d’Abruzzo),

l’abbraccio del canto nella poesia eponima:

Anima di poesia, non svegliarmi,
lasciami ancora sognare [...] (Anima di poesia),


e, soprattutto, la coscienza della brevità della vita. L’azzardo a superarne i limiti, lo slancio oltre le soglie che delimitano il nostro essere:

[...] c’è una soglia che io voglio varcare
in questa pioggia del mio vegetare,
in questo mare del mio non vivere (Eternità).

Una poesia totale, in cui l’Autore abbraccia l’universo umano, delineandone con stupore e meraviglia le bellezze, mutandole in sorprese, ma che ne esprime, anche, quell’inquietudine terrena, quella  voglia di elevazione, che è e sarà sempre il nutrimento della grande poesia.
Ed è proprio in lei, in questa eterna avventura che il poeta si rifugia. E’ lì che trova il terriccio fertile per fiorire e ri-fiorire. Perché è proprio la Poesia a dargli il respiro della vita, la luce della notte, un sole che lo illumini:

Siamo come girasoli
ed è la poesia il nostro sole,
che ci fa poeti,
che dà vita ai nostri
caotici pensieri [...] (Girasoli).

Nazario Pardini 
(Poeta, scrittore, critico letterario, 
Ordinario di Letteratura Italiana)

Arena Metato (PI), 10 settembre 2014



[1] La recensione critica è edita in L'arrivista. Quaderni democratici, (Anno V, Nr. 1), Villasanta (MB), Limina Mentis Editore, 2015, pp. 90-94.

mercoledì 7 gennaio 2015

È uscita “Dipthycha 2”, opera critico-antologica su mio progetto e cura editoriale: 2° Volume del progetto poetico “Dipthycha”

Comunicato Stampa






Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?
Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.


Emanuele Marcuccio


TraccePerLaMeta Edizioni ha pubblicato Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira...,[1] opera critico-antologica su progetto e cura editoriale del poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con trenta titoli e con le note critiche del poeta e critico letterario bresciano, Luciano Domenighini. Impreziosisce l'opera una postfazione a cura del noto poeta Antonio Spagnuolo.

Scrive Marcuccio nell'introduzione: «È trascorso poco più di un anno dalla pubblicazione della non solita Antologia poetica, Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c'ispira..., ed eccomi a presentarvi un secondo Volume, Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c'ispira...
Dipthycha, termine derivato dall'originale latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico, la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo, in chiave poetica.
Un'Antologia critica, da me ideata e curata, innovativa nel suo genere, in cui ogni dittico poetico è seguito da una nota critica di Luciano Domenighini.
[...] Il progetto di Dipthycha 2 è nato quasi per caso, mai avrei pensato a dei commenti critici su dei dittici poetici a due voci; [...] questo tipo particolare di dittico, da me ideato nel 2010 (grazie al primo intercorso con l'amica poetessa Silvia Calzolari), è davvero qualcosa di nuovo. Trattasi di una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.
[...] Infine, una parola sulla foto di copertina che ho scelto. Essa ritrae una fanciulla magnificamente agghindata, che tiene con la mano sinistra un dittico e con la destra lo stilo alle labbra, un particolare del famoso affresco pompeiano del I sec. d.C., la cosiddetta Scriba o Saffo, conservato presso il Museo archeologico Nazionale di Napoli. Ritengo sia questa una meravigliosa sintesi immaginifica del presente lavoro, dallo stilo alle labbra si intuisce studio e dal dittico in mano scrittura: dunque, critica e dittici poetici, mutatis mutandis

Luciano Domenighini nella prefazione scrive: «[...] In questo libro commento ventisei dittici, in cui diciotto autori diversi si confrontano con testi poetici di Emanuele Marcuccio.
Compaiono poi tre dittici particolari: nel primo un testo di Marcuccio è accostato a un frammento del lirico greco Mimnermo da Colofone; nel secondo, su proposta di Marcuccio, si confrontano le liriche di due poetesse contemporanee, Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo; nel terzo, infine, il confronto è fra due maestri della poesia italiana, Carducci e Pascoli, dove il fattore di affinità riscontrato è la capacità di comprendere e descrivere la natura compenetrandosi in essa. Il magistero linguistico e compositivo dei due grandi poeti dimostra una volta di più che la qualità della forma letteraria è il fattore principe di traduzione, evidenziazione e di tutela dell'afflato ispirativo.»

Scrive Antonio Spagnuolo nella postfazione: «[P]regevoli ricami sono tutti gli accostamenti che Marcuccio riesce a costruire poesia dopo poesia, da Silvia Calzolari, con omaggio indelebile a Giacomo Leopardi, diversi per stile ma accomunati dall’eco di Recanati, a Ilaria Celestini, nel limpido e affettuoso dettato, a Ciro Imperato, nel vigoroso impeto civile, a Grazia Finocchiaro, nelle segrete emozioni della memoria, a Rosalba Di Vona, vivificante nel tratto intimistico, a Donatella Calzari, nella limpida espressività emotiva, ad Aldo Occhipinti, dalla suggestiva strofa cosmica, a Maria Rita Massetti, dall’ampio respiro corale, a [...] Grazia Tagliente, negli occasionali frammenti di rime e nella ricca sequenza di metafore, a [...] Anna Alessandrino, fra il tempo inteso come sequenza e il sogno come elemento verginale, a Lorenzo Spurio, con la sua imprevedibile incisione musicale.
[...] Febbrile e singolare modernità di accostamenti, offerta dalla capacità immaginativa del palermitano, poeta dal multiforme profilo e dalla instancabile volontà di sperimentazione.

Infine, scrive Francesco Martillotto nella quarta di copertina: «[...] In quest’antologia critica i temi che accomunano i dittici sono svariati: da quelli sociali e civili ai sentimenti, da quelli in cui si contemplano natura e creato a quelli pertinenti la sfera intimistico-riflessivo-filosofica. Viene indagata in queste corrispondenze, con moduli espressivo-linguistici eterogenei e personali, la memoria culturale e collettiva nel suo complesso, partendo da topoi comuni (intesi con Curtius come “unità tematiche” che hanno attraversato e unificato la letteratura occidentale), andando al di là di “distanze” e “tempo” e creando, come scrive Emanuele Marcuccio, “stupore e meraviglia”.»

In questa non solita opera critico-antologica sono presenti poesie di Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Rosalba Di Vona, Donatella Calzari, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Lorenzo Spurio, Francesco Arena, Maria Rita Massetti, Giorgia Catalano, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Rosa Cassese, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti.





Info:


SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Dipthycha 2
SOTTOTITOLO: Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira...
AUTORE: Emanuele Marcuccio e AA.VV.
CURATORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE E NOTE CRITICHE: Luciano Domenighini
POSTFAZIONE: Antonio Spagnuolo
NOTA CRITICA DI QUARTA: Francesco Martillotto
EDITING COVER IMAGES: Laura e Stefano Dalzini
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
GENERE: Critica Letteraria
PAGINE: 184
ISBN: 978-88-98643-25-7
COSTO: 12 €











Info:






[1] D'accordo con tutti gli autori presenti nell'antologia, si procederà per via privata alla devoluzione dell'intero ricavato delle vendite a AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all'interno del libro, così come si è già fatto con il primo volume, Dipthycha (Photocity Edizioni, 2013).

domenica 16 novembre 2014

«La Lampada di Aladino. Annotazioni critiche su poeti contemporanei» di Luciano Domenighini e sotto la cura editoriale di Emanuele Marcuccio

COMUNICATO STAMPA





Esce nella collana di critica letteraria di TraccePerLaMeta Edizioni, La Lampada di Aladino. Annotazioni critiche su poeti contemporanei,1 Volume critico-antologico di Luciano Domenighini, poeta e critico letterario bresciano, e sotto la cura editoriale del poeta e aforista palermitano, Emanuele Marcuccio, ivi presente con sette titoli.
Luciano Domenighini nell'introduzione scrive: «[I]l poeta, come tutti gli artisti, ha un ruolo scenico, istrionico, un ruolo sociale di intrattenitore, inteso allo svago, al piacere di un pubblico proteiforme e giudicante, casualissimo e disimpegnatissimo. D’altra parte si vuole che al poeta sia concesso il lusso della sincerità nel manifestare la propria indole e i propri moti interiori. A me [...] piace invece pensare che egli sia, oltre che glorificatore asservito o impudico teatrante di se stesso, anche libero custode della parola. La Lampada di Aladino si occup[a] di venti poeti italiani contemporanei, sconosciuti o emergenti, dilettanti o “professionisti”. 
[...] Se la poesia, fatto salvo, volta per volta, il grado della sua caratura formale, è, in definitiva, un atto d’amore, anche la critica, pur tanto nell’arida pedanteria dei suoi schematismi analitici quanto, per contro, nella barbara e supponente arbitrarietà che così spesso si arroga, quando non divaga in digressioni vanesie e narcisistiche ma si rivolge esclusivamente all’oggetto artistico, la critica, dicevo, nel suo approccio conoscitivo, nel manifestarsi come volontà di comprensione, può essere anch’essa un atto d’amore.»

Francesco Martillotto nella prefazione scrive: «La poesia di per sé stessa ha un armamentario cosiddetto “alto”: anzitutto uno spettro linguistico non comune, delle scelte metriche (quand’anche nell’ultimo secolo ci sia stata molta libertà), delle scelte fonetiche (quanti termini sono allitteranti, onomatopeici o si riconducono alle figure di suono?), delle scelte di stile e di sintassi (quanti poeti, anche inconsciamente, usano l’iperbato?). La poesia richiede, allora, attenzione, richiede concentrazione per la sua polisemia, ha una tale “densità” che va a cozzare contro le prerogative della comunicazione odierna, almeno quelle sviluppatesi dagli anni Sessanta in poi. 
[...] Il poeta, assodata l’idea del «valore alto se non addirittura supremo» della poesia, vista come «sinonimo o emblema di nobiltà, di superiorità, d’eccellenza», deve cercare di preservare in primis i suoi percorsi mentali ed il suo linguaggio, che si sa è comunque fuori dal coro, mantenendosi distante dal rischio dell’appiattimento e della superficialità, mentre gli strumenti della modernità, il nuovo, non li può rigettare demonizzandoli per estraniarsi dalla realtà sociale e chiudersi nel proprio castello letterario. Anzi li deve assoggettare ed utilizzare al meglio affinché la rete diventi volano di idee e progetti.»
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Salvatore Daniele nella quarta di copertina scrive: «[L]a poesia resiste tenacemente e questo libro ne è la testimonianza. Perché la poesia fa parte del modo di essere, individuale e sociale, dell’uomo, quali che siano i risultati in termini di contenuto ed estetici. Fonte ed oggetto della poesia non sono solo le emozioni, ma è l’intero mondo interiore dell’uomo, l’ ‘io’ come ‘microcosmo’. Tale ricchezza inesauribile di ‘materia’ ha bisogno per esprimersi di una parola non comune, rifinita, con una valenza semantica maggiore rispetto alle esigenze della comunicazione ordinaria. La parola poetica è portatrice di un significato eccedente, talvolta in parte ignoto allo stesso poeta, che agendo su un animo altrui può far sì che “poca favilla gran fiamma seconda”. 
[...] Nell’esprimere la propria singolarità, assumendosene i rischi, il poeta adempie una funzione universale, nel soddisfare un bisogno individuale ricopre un ruolo sociale. 
Ecco perché il nostro tempo, troppo piegato alle esigenze di una razionalità strumentale e tecnologica, ha ancora bisogno, anzi necessita, della poesia, la quale, non c’è dubbio, se morirà, lo farà insieme all’ultimo uomo.»

Nell’opera figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Giorgia Catalano, Marco Nuzzo, Giovanni Amato, Rosa Cassese, Lorenzo Spurio, Silvia Calzolari, Giuseppe Cristini, Sandra Carresi, Paola Surano, Maria Rita Massetti, Annamaria Pecoraro “Dulcinea”, Anna Maria Folchini Stabile, Anna Alessandrino, Michela Zanarella, Raffaella Amoruso, Anna Bonarrigo, Margherita Calì, Annamaria Stroppiana Dalzini, Matteo Cotugno, Luciano Domenighini.





SCHEDA DEL LIBRO


TITOLO: La Lampada di Aladino
SOTTOTITOLO: Annotazioni critiche su poeti contemporanei
AUTORE: Luciano Domenighini
CURATORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Francesco Martillotto
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
GENERE: Critica Letteraria
PAGINE: 304
ISBN: 978-88-98643-22-6
COSTO: 13 €

Info:






Luciano Domenighini (Malegno - BS, 1952). È poeta, critico letterario e critico musicale. 
Ottenuta la maturità classica si laurea in Medicina e inizia la professione medica quale medico di Medicina Generale, attività che svolge tutt’ora. 
Negli anni universitari collabora, per tre anni, con una radio locale a Parma in qualità di critico musicale per la musica operistica. 
Nel 2000, a Bologna, ottiene il primo riconoscimento letterario, una segnalazione a un premio di poesia. 
Nel 2003 vince il premio internazionale “Provincia di Trento” per la poesia “Canzone”. 
E nel 2004 al Vittoriale di Gardone Riviera gli viene assegnato il premio internazionale “Gabriele d’Annunzio” per la poesia “Esercizio di rima”. 
Sempre nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di versi “Liriche esemplari”. 
Collabora nel frattempo saltuariamente con giornali locali come critico letterario. Nel 2004 ottiene il 4° posto al premio Nazionale di Poesia “Il graffito d’Oro”, riservato a Medici e Farmacisti letterati, con la poesia “Dalla spiaggia” e due anni dopo nel 2008, sempre al “Graffito d’oro”, vince il premio speciale della giuria con la poesia “Al figlio”. 
Ancora nel 2008 ottiene una segnalazione alla XXI edizione del premio Nazionale Città di Corciano con la poesia “Mottetto”. 
Nel 2010 redige un breve commento critico ad alcune poesie di giovani poeti siciliani fra cui quindici titoli della raccolta «Per una strada» di Emanuele Marcuccio. 
Ha scritto la prefazione al romanzo, Il dio sordo di Antonio Scotto Di Carlo, sua opera prima. 
Nel 2012 è stato membro di giuria del concorso letterario internazionale “TraccePerLaMeta”. 
Ha curato le prefazioni degli ultimi due libri di Emanuele Marcuccio. 
Ha in progetto un Volume di traduzioni di celebri poeti francesi, dall'Ottocento ad oggi.


1 Il libro si chiuderà con un'appendice in cui Domenighini commenterà criticamente cinque poesie di celebri poeti della nostra letteratura: "A Zacinto" di Ugo Foscolo; "La Pentecoste" di Alessandro Manzoni; "La siepe" di Giovanni Pascoli; "Immagini del viaggio e della montagna", "Il Canto della Tenebra" di Dino Campana.
2 Ricordo qui la brillante idea di Emanuele Marcuccio che ha creato e curato l’antologia poetica Dipthycha. La suggestione iniziale avviene su internet davanti ad un pc, che diventa il tramite attraverso cui gli autori presenti si relazionano attorno ad argomenti poetici comuni e si sentono membri di una comunità, seppur virtuale. A Marcuccio va il merito di aver creato, come scrive nel profilo critico Domenighini, «un salotto letterario telematico che va ben oltre gli ambiti regionali della Sicilia».
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